etteratura,fotografia" /> MioFEUILLETON | Volevo diventare 'na puttana | Il Cannocchiale blog
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Volevo diventare 'na puttana
SOCIETA'
19 febbraio 2007
LA PUTTANA BIANCA e GIOVANNONE
 


In risposta a certe mie ingenuità, nel corso delle loro confessioni le ragazze di Cinecittà s’arrestarono un attimo tra sbalordite e sospettose:
 
Non sarai mica vergine?!

Io...!?  Vergine io ? Vorrai scherzare?!



Mi sarei fatta ammazzare piuttosto che farmene un vanto!
Siccome lo intendevo un vanto, non volevo sembrare la migliore. E, per non imbarazzare le altre. E, secondariamente, per non perdere il posto nelle belle
comitive gaudiose che sciamavano 'gni sera nei locali notturni della
Roma by Night: sprazzi di spensieratezza ai quali scemo chi rinunciava!
Gestiti a mia misura però: la volta che nella comitiva prevalsero le sgallettate propense a concludere la nottata in uno scannatoio, mi misi a piangere a scrosci. E tutte a consolarmi:
Massì! Hai ragione. Non ci andiamo neanche noi. Contenta?!
e giù calci negli stinchi, agli accompagnatori.
Mah! Gli accompagnatori preferivo trovarmeli da me in ambienti di livello. A dar retta alle ragazze poteva capitare di trovarsi a tavola con ... Vabbe' lasciamo perdere! D'altra parte nei momenti di stanca non potevo mica perdermi una buona cena per non rovinare la cena altrui.
Ogni cosa a suo tempo:
Intanto mangio, poi deciderò il da farsi!

Indubbio che le ragazze mi giudicassero una frana:

Se vuoi vivere da donna libera, mi insegnava una Come primo passo devi trovarti il moroso!.

Falla innamorare, nooo?! Vorrai mica che si metta col primo che passa?! insorgeva un’altra.

Se il primo che passa è un regista o un produttore, buttalo via!! commentava una terza.

Cosa stai dicendooo? Ci credo mica che non sia vergine! La prima volta dev’essere per amore... E la seconda pure!

Io, un’infatuazione via l’altra. Sembrava non bastasse. Eppure a ricordarli, quegli amori lunghi un giorno, mi si allarga ancora il cuore! Mi attraversavano piccole esistenze parallele, satelliti luminosi, sogni di bambina interrotti dal sussulto dei risvegli, amplessi contenuti nella sofferenza degli sguardi.
E quante volte, quante, al primo incontro non ho pensato:
se lui vuole …
Mi è capitato anche di ritrovarmi nel suo letto. Flop memorabili!
Da vergognarsene per il resto della vita!

Qualche viaggio con soggiorno in hotel: camere separate, non comunicanti. E, addieu mon ami!

Qualche altro rarissimo viaggio con soggiorno in hotel: camera in comune:
Sei una pazza scatenata ! Cosa sei venuta a fare eh? Dillo!! Te l’aveva ordinato il medico farmi passare una nottata infernale !!?
Ma vattene a casa da tua madre, vai vai… !!

Mi teneva il broncio fino a che mi sbarcava sotto casa. Ma si capiva che gli suggerivo tenerezza.
Oh SI! Gli uomini erano buoni! Strano, vero?
Sarà perchè, cresciuti durante la guerra, conoscevano il dolore la rinuncia e la speranza. 
 
Pur tuttavia, q
uante volte non ho immaginato la luce sinistra di un
coltello nel corso di un corpo a corpo? 
Poche, anzi nessuna. Immaginavo di essermelo immaginato, dopo. Colpa di Giovannone che mi accusava di fargli fare una vita dura.
Esagerato!

Non frequentavo mica degli uno qualunque!  

Me li sceglievo con l’occhio lungo, a conclusione di un tirocinio. Inoltre li frequentavo soltanto se mi risultavano attraenti. Diciamo pure che ogni relazione si apriva a coup de foudre e poi si svolgeva a discendere fino a concludersi nell'indifferenza. Un metodo piuttosto maschile. Ma mi ero  accorta da subito che se mi fossi tenuta stretta ed avessi resistito, al costo di qualche sofferenza, l'affascinazione mi si sarebbe naturalmente esaurita prima di lasciare strascichi troppo impegnativi, e/o distruttivi.

Una volta un milanese del cazzo, simpaticissimo, si arrabbiò con mia madre:
Ma, scusi, se lei ha partorito una sirena se la tenga chiusa dentro l’acquario!!
(Carina, nooo ?!)



Uno di quei viaggi, cioè le 65 battute x 30 righe 
del suo riassunto sulla Lettera24, sarà viatico al
il mio casuale debutto nel giornalismo.
 Si intitolava Marciapiede Quattro e riletto adesso mi sembra disumanamente femminista!

Non si può escludere che uno di quei signori, magari due di loro, o anche tre, spigolando i più stravaganti e spassionati, mi prendesse in esame come moglie. Capitava di sentirmi definire una pioniera, intesa una da film western, la compagna assieme alla quale affrontare tutti i rischi del cammino. Però, non so se fu per via dei paletti che mettevo, tranne un paio di inpiegati e uno studente povero (da non tenerne conto perchè, si sà, i corteggiatori poveri hanno il carniere pieno di promesse) nessuno di quelli che contavano mi chiese di sposarlo.
Ripensandoci mi sembra che neanche il Commerciante di Legnami di Aosta, nonostante lui intendesse seriamente farlo. 
L'unico a chiedermelo con veemenza è stato uno sbandato che non sapeva dove sbattere la testa. Mio marito!!!
 Però questa è un'altra storia: accadde molto più tardi, quando ero già una piccola giornalista affermata!

Finche la vita mi è parsa strana ho continuato a registrarne le sequenze nella mente come avevo imparato a fare da bambina. Con la medesima diligenza.E, sempre lungi dal progettare che un giorno quella sota di diario volante sarebbe divenuto pasto della penna.
Accantonavo per verificare l’esperienze a posteriori.
Poi dell’esperienze, nella pratica, non ho saputo che farmene.
Ormai mi ero abituata a ricominciare sempre da zero, ed ho continuato a farlo per sempre. 
Ho vissuto la vita capitolo dopo capitolo cercando, per quello che mi è stato possibile, di eliminare il filo conduttore che conduce da un capitolo all'altro. 
In ultimo, conclusa la mia esperienza di giornalista, redattrie di Tette&Culo, ho prestamente eliminato perfino il filo del telefono. Al fine di impedire ogni interferenza nel mio futuro da parte di chiunque appartenesse al capitolo chiuso.

E' rimasta ad intrigarmi la sola memoria.
Grazie alla quale, a distanza di cinquant’anni, mi verrebbe voglia di scrivere a Gabriele (nome fittizio) per dirgli che avrebbe potuto diventare una mia grande passione.
Se fossi stata in grado di vivere delle grandi passioni.

Non so cosa rappresentassi per Gabriele. Spero solo un’avventuretta. Altrimenti troppo mi rincrescerebbe di averlo lasciato confuso.
Dovrei dire umiliato non fosse che egli era, tra il ’50 e il ’60, il più affascinante dei giovani attori italiani.

Ci eravamo incontrati…



Cioè, fu lui ad incontrare me!

Lavoravamo nel medesimo film, ma non mi accorgevo che mi stava puntando perché non i cinematografari in genere, tanto meno i divi, rientravano nel mio target commerciale.
Allora lui incaricò un intermediario che, in verità, non dovette pregarmi: ovvio, non m'interessava il divo, ma non potevo restare indifferente al divino! Anzi! Visto che lui me ne offriva l’occasione, partii in quarta l'idea di farci all'amore. Sì, anche per la solita verifica... 
Volevo entrare nel suo letto. Subito!

Se fallisce lui    
    sono perduta anche come donna onesta!

Oggi come oggi per via del consumismo sessuale dovrei vergognarmi a confessarlo, ma parossisticamente sensuale, come si dice del Clero e di tutti coloro che praticano la castità, ho idea di non esserlo stata neppure nel fiore della giovinezza. Tranne che dentro la parentesi Ugo. Tuttavia no, non ero frigida, e dovendomi liberare del velo non volevo perdere una sì romantica occasione!! Scalpitavo. 
Fu lui a mandarla per le lunghe. Cenetta dopo cenetta, bacetto della buonanotte dopo bacetto, invece di agguatarmi sferrandomi un bacio in gola! 
Chissà se non aspettava che fossi io ad avere l'iniziativa: beh! lallero!!
Cominciavo a pensare che intendesse condurmi all'altare integra, quando finalmente venne la volta che mi condusse a casa sua.
E, fui brava...
Riuscii a stendermi sul suo letto, tra le sue braccia, nudi.
Lui, bellissimo. Dolcissimo. Eccitato...

Ecciiittato!!?

... oh signiur! E vai, col megafono a tutto volume dentro nel cranio!

Rapidi ed invisibili passano i sommergibili…! Su Fratelli e su Compagni...Andar per vasto mar ridendo in faccia a Monna Morte ed al Destino…! Bandiera Rossa la trionferà! Colpir e seppellir ogni nemico che s’incontra sul cammino…! Siamo dei lavoraatori!! E’ così che vive il marinar sotto il vasto ciel nel
profondo mar…L'Internazionale Futura Umanità!!

Una sofferenza catastrofica. Consueta in simili occasioni tuttavia al solito terrificante da costringermi alla fuga.
Senza esitare saltai giù dal letto...

Mia nonna sta morendooo.

Gridai
Non ho voglia di farlo! Ho bisogno di danaro per salvarla!

Ma non sono mica sicura di essere stata io a parlare. Doveva essere un'altra, maledetta, dentro di me.
Lui, non mi strozzò. Provvisto di eccezionale selfcontrol, reagì come se un regista gli avesse dato lo Stop.
Stupì che non gliene avessi parlato prima. S'informò: quanto mi occorreva? Non ricordo quanto gli chiesi. Ricordo che abbandonò a sua volta il letto. Nudo, bellissimo, confuso, cercò il portafogli dalla tasca dei pantaloni a quella della giacca. Tose il libretto dal cassetto di una scrivania. Mi firmò un assegno lasciandomi la facoltà di aggiungervi una cifra. Tacque il frastuono delle fanfare. Mi si spensero l’Inno dei Sommergibilisti con la Bandiera Rossa, e mi si accese il rimpianto: se non mi fossi intestardita a volere consumare …

(Cribbio! Non avevo forse ben testato la mia perfida natura con i ragazzi di Velletri?!!!)

Poi la curiosità della povera cretinetti: chissà cosa stava pensando di me…

Non mi era mai capitato prima, disse. Non lo so: cosa dovrei pensare?...Debbo rifletterci.

Il suo atteggiamento era sereno, tenero e dolce. Quell'ombra di malinconia non era da mettere in conto perchè gli era naturale. Costante nel suo sguardo. Benchè fosse un attore, oltre che affascnante, 
professionalmente in regola, presumo dovesse a quell'ombra gran parte del suo successo con le donne.

Gabriele, leggimi. Ti scongiuroo!
So che per quanto tu abbia potuto pensarci non ci avrai cavato il maledetto ragno. Ma sappi che a te ci tenevo. Moltissimo
.
E non ti formalizzare se l’indomani ti avevo già dimenticato: avevo troppi pensieri dentro quella testa ragazzina …



Gabriele, se tu avessi voglia di andare ad informarti, dai vecchietti ex-ragazzibelli di Velletri, quali danni gli arrecò il mio primo tirocinio, ti toglieresti il mezzo dubbio che io abbia agito con te per qualcosa di personale!



Sai che te dico? Che me lo immaggino er Gabriele andassene 'n giro claudicante pe'Velletri a cerca' li vecchietti sopravvissuti pe' fasse dà'na conferma!

Bisogna avere pazienza: Giovannone a volte è indisponenente!

Vabbe' Gio' ognuno si prende le licenze poetiche che può. Si vede che mi sono lasciata influenzare da un talkshow di Alda D'Eusanio. 
D'ora in poi sarò più spietata

Come dicevo poco fa, dopo l'episodio del porcopartenopeo ci eravamo arroccate a Velletri per un breve periodo. Durante il quale non abbandonammo il Cinema. Scendevamo a Roma 'gni giorno viaggiando con i mezzi di fortuna, che i mezzi pubblici il più delle volte erano approssimativi e puzzavano di sudore, quando invece l'Autostop faceva tanto on the road, oltre ad essere utile agli incontri con signori odorosi di Atkinson.
 In Banca il gruzzolo friggeva di brutto e abbisognava aggiungervi strutto.
Nonostante, avevamo affittato una villa arrampicata lungo una collinetta che sembrava creata per impiantarci sopra la frateria, che infatti la dominava..
 E la mamma, col suo solito dissenso agli affari, la fece arredare di tutto punto. Addirittura con mobili artigianali, confezionati su misura!
La nonna ci raggiunse subito dopo, e fummo quasi felici e contente.
Davamo delle feste inondate di Strega e Whisky, cui prendeva parte la crema della gioventù cittadina, e anche un paio di fratacchioni a garanzia della costumatezza.
M’iscrissi alle Magistrali e cominciai a studiare privatamente quattro classi in un anno: insegnanti immensi: i frati. Ma pure qualche universitario che contando sullo sfarzo annusava un’ereditiera!
Benchè me ne mancasse il tempo non resistei dall’entrare a far parte della Filodrammatica locale, dallo scegliermi ad amica del cuore la ragazza più innocente e più chiacchierata della contrada, e dal giostrarmi tra cinque o sei fidanzati.




Che bei ragazzi dal sangue caldo c’erano a Velletri, quell’annataaa… !!

Sperimentavo i feromoni e le loro trappole fiduciosa di riuscire a crescere:

prima o poi uno di questi ci riesce!

Macché?!
Cosa potevano mai se il contatto difficilmente produceva la scintilla?
Quando la produceva mi affrettavo a spegnerla.
Ci baciavamo. Tutt'altro dei bacetti umidi di Beniamino accanto alla fontanella. Ci baciavamo fino a farci le labbra paonazze.
Le mie povere guance smerigliate dalle giovani barbe per ore ed ore. 
M'identificavo nella terra. Ero un rigoglioso campo di erbamedica punteggiato di margheritine, ogni mio poro una, spalancate ad assorbire i raggi del sole. 
Allora i più esperti affondavano le mani nella terra,
i polpastrelli a cercarne il seno palpitante, poi scivolavano nel profondo, a cercarvi l'anima, sempre più giù, fino a che arrivavano in prossimità delle radici...Dove io, zacc, le mani gliele tagliavo.
 E il sole si spegneva, e tutte le margheritine si richiudevano.
Era più forte di me!
Al clou udivo il suono delle marce: a volte Battaglioni del Duce a volte L'Internazionale. Più spesso entrambe assieme. 
Verosimile che la musica fosse muta e che percepissi solo lo spazio che
la conteneva. Comunque fosse, sia gl’imbranati, sia gl’intraprendenti,
tutti allo stesso modo: li mandavo a casa con una gamba rigida.
E’ che il non darla per me escludeva ogni pratica sessuale di ripiego. Tipo quelle all'epoca diggià consigliate alle signorinelle perbene, che in nome dell’affetto intendevano dar pace ai sensi del moroso senza spenderci l’imene.
Devo confessarlo, in merito non avevo ricevuto alcuna direttiva da mammà. Solo che non mi piaceva farlo. Mi sembrava più servile che sfizioso. Non ero soggiogata dall’affetto. Non riuscivo ad
andare oltre i codici espressi sulla pellicola cinematografica:
bacio, abbraccio strusciante, e via!
Basti dire che fino a cinquant’anni fa, nei film, se mostravano un letto
era per stenderci sopra un moribondo. Le prime, castigate, sequenze di petyng non mai prima dei Sessanta. La sessualità messa a nudo, dal '69 in poi all'insegna della Rivoluzione Sessuale che dava ossigeno a una cinematografia stanca dapprima in edizione scientifica, con il documentario tedesco Elga, via via con lo scorrere degli anni sempre di più volta all'osceno. Gola Profonda è del'73.
Ah! Se avessi potuto studiare non mi sarei certamente accomodata a BelleLettere. Avrei scelto Antropologia e Psichiatria assieme: per cercare di capire l’automatismo della volontà indotta.
Sarebbe stato magnifico spendere una vita nel tentativo di stabilire
come noi, tutti, sì proprio tutti nessuno escluso, si possa tirare avanti nonostante un cervello bollito e condito da l'altrui, e come, con quali mezzi, per quale strada si potrebbe tentare di uscirne.
Visto che il libero arbitrio non serve un cazzo!
Ma per concludere e chiudere l'argomento su le pippe, fatemi dire che seppure fossi riuscita a diventare una puttana storica quei servizietti non ci sarebbe stata maniera di farmeli fare. Stupiranno le antiche vergini laboriose, per me non rientrano nell'erotismo bensì nel porno più volgare ed umiliano la donna. Qualora rientrino nei preliminari ad un rapporto libero e completo sono già esteticamente più accettabili. Ma non per me. A dimostrare che come donna da letto sono sempre stata negata.

Quindi neanche contro di voi, ragazzibelli di Velletri, ci fu qualcosa di personale

Al dunque ero impossibilitata ad essere materialmente posseduta.
 Sì, l’animo sembrava predispostoEra il corpo che si negava!
Il Quartier Generale risiedeva nello stomaco.
Le avanguardie della difesa si concentravano innanzitutto nella
gola, di dove mi attaccavano a mezzo di atroci conati compatibili col ritmo degli inni politici.
Le retroguardie provvedevano ad irrigidirmi le membra inondandomi
di un freddo di morte che si diffondeva dai piedi alla testa.
. In ultimo gli Inni politici esplodevano letteralmete come bombe dentro la testa ad accompagnare le forze d’assalto, che stavano all’erta lungo la muscolatura. Soprattutto quella delle gambe.
Chiaro che a comandare era la mente.
Quindi mi si confermava che il blocco rispondeva ad un rifiuto delle esperimentate sopraffazioni subite all’insegna dei logo del Fassio
e della Falce e Martello

Se le avessi qui, adesso, le ragazze di Cinecittà esclamerebbero:
Non ne trovavi uno che ti facesse innamorare?!

Uffa! Ho detto che non ero frigida. Chi mi andava a sangue lo desideravo!
(quando mi era fisicamente lontano)
A Velletri mi svegliavo la mattina più felice di un merlo al pensiero
che di lì a poco ne avrei incontrato uno. Credo di essermi innamorata di tutti i ragazzi che mi volevano, uno dopo l'altro, e in qualche caso la cotta si prolungò mesi. Durante i quali il ruolo attivo del maschio non smise mai di spaventarmi!

.
Lo sò che può sembrare incredibile, ma così è stato.
Se l'omosessualità non è, come non è, la malattia che vorrebbero dire i clericorazzisti, e se la transessualità non è un vizio bensì un'esigenza mentale dell'individuo, entrambe le peculiarità originate da più o meno oscure esperienze o suggestioni, cari fassisti e cari komunisti d'ambo le sponde parimenti italiani non potete negare di avermi fottuto l'eros. 
Non riusciste a rinchiudermi entro me stessa però mi costringeste a difendermi da voi durante tutto il fiore della vita.

Secondo lettura della diagnosi scientifica il mio caso si riferiva ad una
reazione psicodinamica.

Riportato testualmente:
"cosi tanto general-generica che poteva benissimo essere sostituita -ipoteticamente- da una reazione del tutto contraria.
Tipo ricercare parossisticamente la penetrazione amorevole,
onde rispondere in positivo (esorcizzandola) alla fantasia di
penetrazione invasiva esperita ostile e sgradevole" 

Più disgraziata di così ?!
I medesimi eventi che mi avevano destinata a diventare una puttana
causavano la sindrome che lo inibiva.
 
Rappresentavo un caso di inconscio negativo.

In parole più o meno povere è il sunto che i medici consegneranno
 a colui che per diversi anni sarà formalmente il mio compagno:
il Commerciante di Legnami di Aosta.
Esito condiviso da più scienziati, concordi anche circa il
conseguente 
vaginismo di origine psicosomatica.

Kamerati, Kompagni, cosa ne facciamo di questa bambina
?

Booh?Speriamo che da grande diventi ninfomane!!


Carl Gustav Jung

Possibile
, forse, chissà, ma non è detto, son solo ipotesi, che se
fossi cresciuta dentro uno stile di vita diverso da quello che mi ha formata ....  
Se da bambina avessi visto un giorno un uomo e un giorno
 un altro girarci per casa in mutande, e, mia madre a ridere discinta ed appagata, e loro, accaldati, a scottarmi l’epidermide serica con carezze furtive, può darsi che sarei cresciuta bene addestrata all’odore del
sesso e non avrei visto l'ora di poterne fare un giocattolo mio.
Così che la sindrome fassiokomunista si stemperasse mentre raggiungevo il fondo, ad acquistarvi l'energia utile a riemergere.

Adattarmi alla necessità di fare la puttana, dopo essere stata mentalmente violentata dai fassisti e dai komunisti e frastornata
da un culto della castità che trasgrediva al percorso logico, certo! che
mi tornava difficile! 
Ebbi la peggiore delle pessime formazioni poichè si sapeva che per me quella della puttana era l'unica strada da battere, e mia madre ne aveva assunto la certezza! 

Toccava arrangiarsi...
Come e con chi fosse possibile farlo

Tra la selvaggina catturata nel corso degli autostop, per dire, ci fu un medico illustre insignito di una importante carica pubblica del Comune di Roma, nello studio del quale mia madre prese a condurmi tutti i giovedì, nel primissimo pomeriggio. Io mi spogliavo e restavo diritta in piedi, nuda come un verme, per quale durata non potrei dirlo perchè il disagio falsava il
tempo. Lui, seduto a cavalcioni di una sedia con le braccia conserte
sopra lo schienale, il mento appoggiato sulle braccia, l'espressione di
 uno che sta ripassando mentalmente conti che non gli tornano, mi guardava in silenzio e senza fare un gesto. A circa cinque metri di distanza. E poi pagava delle belle cifre.
Ma per la mamma non significava fare la puttana.
Oddio, pensare che dopo tanti anni il nudo femminile oggi viene
usato perfino per pubblicizzare gli zolfanelli ...
Epperò c'è una differenza: adesso le puttane non esistono più!!!



Altro soggetto curioso era l'editore di un settimanale di fotoromanzi per il quale lavorai come attrice. Insomma... dicesi ATTRICE  chi agisce sotto altrui direzione!
Era un vecchione alto e magro, un casco di capelli candidi ed elettrici in cima alla testa quadrata. Mite. Discreto. Non chiedeva di vederti nè nuda ne altro. Rispettoso, sempre. Anche quando andavi nel suo ufficio a riscuotere la paga. In quest'occasioni però si mostrava abbastanza imbarazzato: ti guardava con occhioni da bassethound e ti metteva una frusta in mano.

Tu dici che sono stato cattivo? E' vero, sono stato cattivo!

Non era necessario rispondergli.
Si piegava gattoni con il palmo delle mani al suolo, urlando

Pietàaa! Mi fai maaale!! OiOiOi!!

Mia madre rideva a crepapelle quando glielo raccontavo perchè, tuttosommato, la mia verginità non correva pericoli!
Al pari di altre giovanissime ero stata reclutata in uno di quei salotti pseudo letterari Anni Cinquanta, da un paio di anziane scrittrici di Romanzi Rosa, tanto perbene, tanto gentili e adulatrici
Evidentemente il vecchione acquistava da loro soggetti e sceneggiature  ed esse lo rifornivano di materiale umano per la scena e per ...l'osceno. Osceno, si fa per dire.
A me non recava alcun disturbo, e non lo ho mai neanche frustato.
Mi limitavo ad afferrare la frusta e a schioccarla nell'aria.
 Pare che lui non se ne accorgesse.
 Non si può immaginare quanto mi sarebbe piaciuto leggere cosa
c'era scritto dentro la sua testa quadrata. E non potevo interrogarlo perchè quando usciva dalla perversione, in condizioni normali era un signore molto abbottonato, serio e compunto come deve uno che ti dà del lavoro.


Ora mi rifaccio alla mancata reazione della fetta di società di cui faccio parte rispetto l'affronto che ho subito dall'avv.La Bara, complice la Rai Televisione Italiana, e volenti o nolenti vi sottopongo al peana annunciato in favore di una società quale essa fu in tempi migliori.
 Come la ricordo mi sembra che nelle grandi città, specificatamente mi riferisco a Roma, la società ipocrita del primo decennio postbellico fosse, rispetto la evoluta società odierna, più rispettosa della buona educazione e della dignità degli individui.
Anche i mal scolarizzati, i più ruspanti, ricevevano dalle famiglie
l'indirizzo a non formalizzarsi sulla maniera di vivere altrui, e qualora
 un individuo gli sembrasse strano non andavano oltre il rapido commento a bassa voce. Era costume non infierire sulle atipicità innocue. Diversamente da come si comportavano i paesani rozzi tra i quali era impossibile vivere per un cosiddetto frocio, per esempio, i cittadini romani diventavano addirittura pericolosi per chiunque usasse violenza agli anziani, alle donne, ai bambini, e ai diversi, perfino ai cani.
Caduto il Fassismo tornava a far testo la figura mitica der bullo detto Er Più. E, perciò, poteva anche accadere che uno stupratore, un pedofilo, un corruttore di giovanissimi, un lenore che traviava, e tutti gli avv.La Bara, non arrivassero al Posto di Polizia se non dalla corsia di un Ospedale.
Ai poliziotti si usava consegnare indenni soltanto i ladri.
Le volte che si riusciva ad acchiapparli!



Gniente de trascendentale, superato er Ventennio, li romani provaveno a ripijasse l'origgini loro in memoria de li Rioni, e de li Bulli  che aveveno difeso li Rioni. Ma nun ce so'riussiti pecchè anvedi che progresso avemio?! Tocca tenesse la panza chè le risate la fanno balla'!! Allora, grassie a 'sto progresso, de quela cultura, a noi, c'è so' rimasti sortanto li bulli, intesi da'sto giornalismo cojone, li regazzetti malnati che fanno cosacce drendro la scola.
Cioè non più i 'Er Più' de Panico, ma i 'Er Meno' dela cronaca!

 Sarà stato perchè si ragionava su quel metro romanesco che noi, ragazze povere, aspiranti attrici in panne, consideravamo il vecchione dei Fotoromanzi un bambino noioso, perdonavamo le sue manie e gli si voleva pure bene.
Se osassi fare un confronto tra l'umanita italica odierna e quella uscita fuori dal Fassismo affermerei, beninteso col rischio di sbagliare, che oggi la gente è diventata più buona di prima mentre invece il Costume coercitivo delle menti è di molto peggiorato benchè grossolanamente occultato.Comunque, tiriamo avanti!

Negli Anni Cinquanta e Sessanta di aspiranti attrici a Roma ce n'erano
tantissime. Troppe. Tutta colpa del neorealismo che ne aveva consacrate di prese dalla strada cambiandogli la vita da così a così! 
La stessa affluenza giovanile che una decina d'anni dopo, sulle orme di alcuni cantanti diventati celebri senza saper cantare, si trasferirà nell'anticamera della Musica Leggera.
Comunque le aspiranti attrici dell'epoca erano ragazze bellissime, di autentica beltà. Assai più belle delle attrici affermate.
La chirurgia plastica a chi non era sconosciuta era inaccessibile. Oltremodo costosa. Dai più ritenuta rischiosa. Pare
vi ricorressero solo le signorine di buona famiglia per piccoli interventi riparatori dello scrigno dei segreti alla vigilia di un matrimonio conforme ai dogmi. Ma ciò da tempi immemorabili!
Per l’estetica invece bisognava arrangiarsi con quel che Madre Natura ci aveva dato, e le più imparavano ad aggirare i difetti per costruirsi un Tipo. Che a volte risultava più affascinante delle beltà statuarie.
Difatti spesso sentivi dire Non è bella però è un Tipo.
C
ommento caduto in disuso da quando si è instaurato il livellamento
in tutti i settori che concernono le masse, da quello delle Nascite, a quello del Lavoro, a quello della Sepoltura! Scherzi a parte! Oggi la chirurgia plastica imperversa, e livella egregiamente!



C’è da puntualizzare che a quei tempi le appariscenti (in minoranza
rispetto il numero di ragazze di famiglia abbigliate dove da educande e dove da bigotte) competevano tra loro in creatività e, con l’ausilio della sarta, oltre a mitigare i difettucci fisici anticipavano la Moda
di Parigi.Tutt’altro mondo aihmè!!
Oggi abbiamo una magnifica Moda Italiana, ma ci hanno tolto le sarte caserecce capaci di cucircela addosso, a noialtre del bassomedioreddito!
Alle abbigliate da educande e da bigotte inoltre si è sostituito un panorama di totale appariscenza by Grandi Magazzini, dove spuntano fanciulle che concorrono allo scempio indossando le minigonne sopra le gambe tozze, i pantaloni a vita bassa sotto i debordanti cuscinetti di ciccia rosa. Ed è anoressia.
Manca la creatività individuale, e incide l’impossibilità a personalizzarsi.
Perchè ci hanno portato via le sarteeee ?!?!?!
Per sostituirle con la chirurgia plastica!
Adesso quando una ragazza guardandosi allo specchio si sente depressa va a farsi rifare il naso.
Quindi, sì, di ragazze belle ce ne sono, adesso, di più di quante ce n’erano ai miei tempi, però, siccome oggi in teoria è di rigore la perfezione in luogo della personalità, parecchie di queste belle sono frutto del ritocco. E le ritoccate sono tutte uguali.
Per distinguerle bisognerebbe
 guardarle dentro. Come facevo io, da bambina, con le bambole!

Noi avevamo maggiori chances. Per esempio quella d'essere attraenti in numero inferiore alle odierne rappresentava un beneficio sul piano della concorrenza. Dove oggi ce ne sono mille, ieri eravamo cento.
Di quelle cento, sessanta non partecipavano alla fiera perché allevate in famiglia con il compito di incrementare legalmente le natalità: missione ritenuta incerta qualora si mostrassero troppo scapigliate.
Le quaranta restanti erano le appariscenti&emancipate.
Ma neanche la nostra emancipazione si può paragonarla all'odierna!
La noia della ragazza perbene che se ne ritorna a casa dopo due giorni spesi nel rave party clandestino, puoi confrontarla con l'entusiasmo d'essere indicate Cattive Ragazze perchè usavamo fare le ore piccole!?
Noi la gente ci guardava: commentava, criticava, biasimava.
Eravamo delle protagoniste! 
Scarsamente acculturate, rubavamo la libertà consapevoli di essere fragili. Attente perciò a non lasciarci frantumare.
Si trattava proprio un altro mondo!!
In genere i viveurs dovevano faticare per aggiudicarsi una bella emancipata con cui trascorrerci una serata in bianco, sic!
La femmina, anche la straliberata, riteneva di possedere un ostensorio tra le cosce. E il maschio condivideva l’opinione: se non faticava ad appropriarsene si avviliva. Ai primi appuntamenti non si usava portarsi a letto neanche una ninfomane, salvo per non sfigurare qualora fosse essa ad invocarlo.
Si continuava a darsi del Lei per giorni, anche per mesi.
Il corteggiamento era una cerimonia melensa e deliziosa, tutta cioccolatini, orchidee e confidenze sussurrate. Durante la quale il maschio indagava sul come meglio blandirti allo scopo di pregustare come meglio possederti.
Così almeno in quel certo ambiente medio alto borghese.
Non so come si svolgesse altrove, perché, mi sarebbe piaciuto, ma
non mi era permesso frequentare la Classe Operaia e di aristocratici ne avevo pochi (ma buoni) a portata di mano. 

Il Play Style in voga in quella Società in evoluzione, tesa a superare l'insuperabile scoglio del Provincialismo, per ipocrita e infido che potesse essere, alle puttane bianche faceva comodo non sai quanto!

Ci consentiva di agire nell’intervallo tra il prologo e l’epilogo
del primo atto di una relazione. Oppure mai più.
Ci si comportava al contrario delle magnifiche puttane d’epoca.
Esse non mischiavano il sesso col danaro. Noi non mischiavamo
il danaro col sesso. 
Il bon ton vietava di starci e poi, dopo esserci state, chiedere del danaro!!. Miioddio che volgarità !!
Noi, essendo delle disoneste, come a tutti i disonesti tornava necessario agire con Classe: il danaro glielo prendevamo subito e senza scansare gli equivoci: il futuro è sempre un'incognita.

Se una ci stava, amen. Usciva automaticamente dalla nostra categoria.
Voleva dire che intendeva salire di un gradino diventando una mantenuta o aspirante tale, e da quel momento le redini spettavano all’uomo col quale si accompagnava. Egli assumeva facoltà di frequentarla una notte oppure di legarla a sè per lunghi periodi di tempo, a volte per sempre.



Ne conobbi che arrivavano a Roma d’ogni parte.
Esperte in relazioni sentimentali, ben determinate e manageriali quelle che arrivavano dal nord.
Quelle provenienti dalle province del sud, disonorate da un primo innocente amore, e predisposte a rivalutarsi tramite un facoltoso protettore. Siccome si trattata di signori un po' appesantiti giocavano
la carta dell'Amore a prima Vista e gli si abbandovano la prima volta
che gliela chiedeva. Era una lotteria: ti capitava di ritrovarne una titolare di un blasone, e altre cento rigettate, deluse dell'avere di nuovo dato senza ricevere. Sconfitte nei sentimenti più sinceri. Quelli verso se stesse. Poi però si rialzavano da terra, quasi tutte, via via che passavano da un protettore all’altro traendone sempre maggior fascino,
di volta in volta perfezionando la maniera di vestirsi e di gestire il
 proprio aspetto fisico.

I rispettivi handicap nella gara tra puttane epocali e puttane bianche a questo punto della narrazione dovrebbero essere intuibili.
Consistevano, p
er le prime, nello sperimentare un nutrito numero di amanti al fine di estrarre l’amatore del quale farsi ancelle finchè a lui sarebbe piaciuto oppure finchè non ne iavessero incontrato un altro, migliore.
Per le seconde, consisteva nel doversela districare col mordi e fuggi, arraffa e arraffa, restare libere da legacci al prezzo di
continuare a ricominciar daccapo all'infinito, senz’altro appoggio 
se non la propria disonestà mentale... ehm... col rischio che paventava Giovannone:
 
de veni'corcata de botte 'na vorta o 'n'artra da lo sbiancato!




Secondo il mio stile, per fare un lavoro pulito, preferivo addirittura affrettare i tempi. Il favore lo chiedevo alle prime battute del prologo contando sull’emergenza nonna. Così riconoscevo immediatamente l’avaro e il duro di cuore.(Equivalente di fiaccamente interessato alla conquista). Del quale, altrettanto immediatamente, mi sarei disfatta.
Ed ero gentildonna perché, andando io al sodo senza tanti complimenti, egli avrebbe pianto su un solo conto di ristorante.

Quanto agli abboccamenti: esclusi i pappagalli di strada e gli abbordaggi casuali nei locali frequentati più o meno abitualmente.
I primi perchè ovvio. I secondi si evitavano per conservare nel proprio circuito indenne da illazioni l’appannaggio del mistero.
Gli appostamenti che mi tornano in mente erano la Prima Classe dei rapido Roma-Milano, e viceversa. Sul Settebello....
Sul Settebello, tratto Roma-Firenze, ebbi la ventura di venire invitata a desinare al tavolo di un signore fuori dal mio target quanto ad età, ma molto giovanile. Affascinante. Per ruolo pubblico l'uomo più importante che io abbia mai conosciuto e immaginato di poter conoscere. 
Mi stavo recando negli Studi Rai di Firenze per un'audizione alla radio. Tutto il tempo del viaggio, che non fu molto, vuoi per la velocità del Settebello, vuoi perchè il dialogo interrotto com'era dalle interferenze degli uomini al suo seguito, a momenti cadeva sulla paillard o dentro il brodino, parlammo di radio e di tivvì. Più esattamente: gliene parlai, io, lamentando le difficoltà ad inserirmi nelle strutture della tvvì dove fin d'allora si entrava soltanto con la Raccomanda.
Aristocratica Stronza! Mica gli raccontai la mia storia di famiglia!
Consapevole che lui era in grado di riparare al riparabile avrei dovuto spiattellargliela assieme al dessert. Invece nò. Io piccola fiammiferaia? Mai! Eh sì che senzaltro quell'incontro doveva averlo organizzato Giovannone perchè una settimana dopo la Rai mi convocò e mi sottopose ad un provino televisivo nei suoi vecchi studi di via Asiago. 
Dopo di che iniziai a partecipare a varie produzioni di Prosa nei teatri di via Teulada, e negli Studi Rai di Napoli (il Tenente Sheridan, il Nero Wolfe,Johnny 7, Dorellik etc. etc.)
L'ultimo contratto RaiTV fu nel 1971 per Il Lutto si addice ad Elettra e concluse la mia attività di attrice perchè nel frattempo avevo cominciato a scrivere per Telle&Culo il cui Editore rivendicò la esclusiva e minacciò di farmi causa.

Briciole di commozione rimaste intatte durante lo scorrere del tempo:
mi aveva preparata al provino un giovane attore che sulle prime avevo scambiato per sovietico tant'era pazzesca la sua dizione! 
Polvere della mia polvere ...e polvere con la mia polvere lamentavo nell'Elizabeth Childers, dallo Spoon River. E poi Il Gabbiano di Cecov: Io sono un gabbiano...
Ne uscii convinta di avere recitato da cani invocando la sorte di offrirmi al più presto una prova riparatrice, quando una tizia mi travolse chiedendomi se ero pazza a buttarmi via a qulla maniera:
 
Lei ha una voce magnifica, non perda tempo con le cagnerie. Domani l'attendo per un provino con il Maestro Pane.

Ingenuamente le feci osservare che perfino a scuola venivo diffidata dal partecipare ai cori:

dovevo muovere le labbra senza darmi fiato perchè stonata come una campana
.

Lei prima di diventare una funzionaria del Settore Musica Leggera era stata celeberrima cantante della radio, non potevo perciò altro che tacere lo stupore dell' udirla affermare che:

Gli stonati non esistono
!

Per la serie Fortuna e Sfiga scegli sempre la seconda concluderò il racconto a posteriori perchè il mio vissuto televisivo non mi ha coinvolto quanto il mio vissuto da Puttana Bianca, e non voglio perdere adesso il filo con quest'ultimo.

Dicevo gli ottimi appostamenti: oltre al rapido Roma-Milano, le Corse dei Cavalli, le Prime Teatrali e Cinematografiche, i Salotti Letterari e la loro dependance estiva tra i tavolini del Rosati sulla Piazza del Popolo, Fregene e le altre località marine alla moda.
Considerata la gente che si andava a frequentare in tali siti li direi appostamenti culturali di pregiata qualità. Richiedevano un guardaroba di gran classe fin nei minimi particolari.
Erano gli stessi appostamenti che avrei frequentato, in altra forma  
e altro atteggiamento, se mi avessero lasciata crescere nella
mia casa di via Frattina ...Volendo potevo immaginare di non essere mai stata sradicata da là.
Oltre ai citati, ogni altro luogo dove un gentile accompagnatore
si trasformava in inconsapevole paraninfo col presentarmi un amico incontrato casualmente.
Lavoravano gli sguardi e il casualmente incontrato non poteva sapere,
e non avrebbe mai saputo, che l'involontario paraninfo era uno
annato 'n bianco
, ed egli avrebbe rischiato la stessa sorte.



La puttana bianca in quanto amante in divenire, e non in essere, non sottostava a vincoli di fedeltà. Ossia, i vincoli aveva la facoltà di sceglierseli nel caso che il suo accompagnatore di turno fosse quello!
Quello sognato da tutte le Cenerentola.
Un ectoplasma, naturalmente!
Ma a vent'anni si può rinunciare ai sogni? Il principe azzurro non smisi di attenderlo finchè non arrivò avvolto in un blu spento..



Due mie amiche, figlie di un comandante dell’aeronautica, benestanti e diggià motorizzate nel’50, insegnavano che la migliore strategia per cuccare era di frequentare un nutrito numero di ragazze vitaiole. E anche di puttane affermate, perché no? Si entrava così in un vivaio ben coltivato. Dove difficilmente crescevano le erbacce.
Le uniche erbacce semmai saremmo state noi, puttane bianche. Erbacce invisibili. Qualsiasi fregatura impartissimo agli uomini del giro non saremmo state escluse dalle loro comitive, infatti.
L’uomo, perfino il più debole, quello che non sarebbe mai capace di tacere una sveltina con la moglie del cugino, si guardava bene dall’esprimere il sospetto di essere stato raggirato da una femmina. Anche se, bisogna dirlo, non tutti gli uomini che soccorsero mia nonna crollarono sotto un simile sospetto.
Ce ne furono parecchi che, magari senza neanche bersi la storia della nonna, si ritennero appagati dell’avermi aiutata, mi concessero la loro stima e mi seguirono per un bel tratto di vita in funzione di spasimanti devoti. In genere erano i più bruttini…(Nò, poverini, non erano brutti. Lo sembravano perché se lo credevano!) Ma non di meno, per via degli opposti estremi, certi quarantenni affascinanti, che, soggetti ad indigestioni di fica, s'imponevano un periodo di dieta.
Che dire? Nella peggiore delle ipotesi ero felice? Nò.
Nella peggiore delle ipotesi ero spensierata.
Il difettuccio psicofisico di cui parlavo dianzi, passibile di trasformarsi in un doloroso complesso, se non addirittura in dramma, per il momento  lo placava la montagna che era venuta da Maometto!



Non mi creavo delle illusioni. Non potevo non rendermi conto che senza strumenti non si possono costruire le piramidi. Continuavo ad attendere gli strumenti. Sempre più incerta se, la volta che li avessi avuti, li avrei usati, e come li avrei usati. In fondo barcamenarmi tra alti e bassi non era il peggio della vita!!!


Ogni uomo era un mondo, ed io ero un'esploratrice. Gianni per esempio nel suo ambiente lo ritenevano un superficiale caciarone e un po' cinico.
Era un mezz’età giovanile, sportivo, correva sempre dietro i suoi affari, incasinato, ma…Qualsiasi cosa mi servisse: a mia disposizione! Di giorno e di sera. Non mi diceva mai nò. Addirittura per non dirmi nò a volte mi metteva in attesa, diceva che sarebbe passato a prenderci, me e la mamma, alle venti ed arrivava alle ventidue!
Fu per lungo tempo il nostro nutrimento perchè gli piaceva trascorrere le serate al ristorante. Mangiava pappe burro e pastina, e intanto mi guardava mangiare a quattro ganasce con la soddisfazione del creativo. Anni di cene assieme, "io madre'ma e tu!", mai un moto di disappunto. Non ha mai neppure tentato approcci sentimentali, anzi. Mi sfotteva! Si appagava del condurmi nei locali frequentati dai suoi amici, e non era geloso se ne acchiappavo uno. Si divertiva! Chiamiamolo cinico!
Adesso afferro il valore dell’uomo. All’epoca non me ne accorgevo. Mi stavo arrampicando sulla superbia e tutto mi sembrava dovuto.



Mio altro tutore da ricordare benchè, al contrario di Gianni, assai sgradito: Duilio. Il rampollo di un industrialotto del Basso Lazio. Corto, tarchiato, roscio, aspetto congestionato, notoriamente un buono!
 
Se per strada ci fermavamo davanti la vetrina di un gioielliere mi domandava quale oggetto mi piacesse e me lo comperava. Oh io non ne approfittavo mica! Un paio di anelli soltanto!
Lo sopportavo perché, anche lui, accettava di frequentarmi ritualmente in compagnia di mia madre. Poverina, mi stava a cuore che si distraesse.
Uscivamo con lui quando la mamma voleva andare al ristorante o al cinema. Ma nel buio della sala cinematografica, Duilio, invece di guardare il film, mi teneva gli occhi addosso e mi annusava: Smettila di guardarmi, non m’irritare altrimenti con te non ci esco più! Si conteneva per un po’, poi ricominciava fino al successivo Cuccia là!
Finite tutte le scuse, una volta disse di non star guardando me, ma gli anelli (che cafooone!). Domandò:Ti Piacciono?
C'era mica bisogno di chiederlo: li avevo scelti io!
Ora non si creda che nonna Teresa da giovane fosse stata una ballerina di CanCan, si era sposata a 17 anni e tutta la sua esperienza vitaiola finiva là. Eppure quando le riferii l'episodio andò in bestia:
Te l'avevo detto. Dagli uomini non si deve accettare niente di vincolante, neanche uno spillo da balia. Solo danaro! Che poi gli anelli se li vuoi te li comperi te!
Le dispiaceva che fosse andata a quella mianiera perchè Duilio le sembrava il messia che ci avrebbe sposate tutt'e tre, ma mi sconsigliò lo stesso di continuare a frequentarlo.
Anch'io sospettavo che potesse diventare pericoloso.
Difatti, seppi poi, non era andato a raccontare ad uno della Ponti De Laurentii di avere una storia con me?!
Vabbè che per quanto era scarso nessuno gli credette... 
Ovviamente col tipo di esistenza che avevo scelto toccava tener conto anche di queste piccole miserie...
Ma se i tirapiedi delle produzioni cinematografiche lo avessero ritenuto credibile avrebbe gravemente minato l'immagine che mi ero data, negli ambienti del Cinema, di ragazza ostile al compromesso.
Me li sarei ritrovati attorno, a rivendicare la loro fetta di torta, ed avrei dovuto rieducarli. In qualche caso anche a suon di sberle!
Percaritàdiddio, i Duilii no, mai più!
Facevo i miei acquisti scegliendo negli scaffali i professionisti di un qualche prestigio, tra i trenta e i cinquanta, aspetto impeccabile. 
Non è per discriminare!!! E’che se un uomo non mi trasmetteva
emozioni non potevo svolgere con soddisfazione la mia attività!
Via via sostavano nella mia galleria, più o meno a lungo, noti avvocati, industriali, qualche medico alla moda, un Principe di grande casato, un magistrato, un criminologo fassista, un giovane parlamentare komunista, un paio di operatori cinematografici, un commissario di PS, un facoltoso concessionario Fiat, il presidente di una marca di carburanti.
Inframmezzati da esponenti dell’edilizia (costruttori, architetti o ingegneri laureati o sedicenti tali) che andavano a rappresentare la nobiltà del proletariato perchè nella gran parte nascevano muratori!



Basta! girare da una produzione cinematografica all’altra, a piedi, sui tacchi da fachiro, e col book in spalla: mi accompagni tu.
Una volta l’uno una volta l’altro, voila le chauffeur! Finchè uno di loro non mi regalò una "bagnarola" bianca che era stata una splendida MG decapottabile. La guidai per anni senza avere preso la patente. Begli anni, quelli! Irripetibili. 
Irripetibili perché gli uomini adorni di piume di pavone non sono ripetibili.
Quanti, in percentuale, i "malavitosi" d’alto bordo?
Come posso saperlo! Non si fanno mai riconoscere tali.
Potrei individuarli tra i sedicenti uomini d’affari
Volgarmente detti Dritti, erano personaggi incredibili, muniti di antenne speciali. Gli serviva conoscere tutto. Di tutti.
E così uno di quelli là quando me lo presentarono chiese:
ehhh la nonna? Come sta la nonna?

DADADANG !!!

Accusavano il bidone ridendo. Perfino solidarizzando con la piccola canaglia che glielo voleva impartire. Ciò che gli premeva era di non guastarsi la reputazione col passar da fessi!
Eh si! I signori leggermente equivoci mi lasciavano intravvedere un’umanità e un’apertura mentale, notevoli. So che non è bene dirlo, perchè potreste individuarci la mia naturale inclinazione verso la mala, però non posso negare di avere sempre avuto un debole per loro.
Ma penso di essere stata ovunque particolarmente agevolata grazie al fatto che gli uomini under cinquanta mi piacciono tutti. Ma proprio tanto,tanto! E, come potevano non leggermelo negli occhi?



Con questo non voglio apparire troppo idilliaca: contiamone anche che reagirono incivilmente a suon d’improperi. Come fece quell'amico dell’amico di Veronica.
Avevo legato con Veronica, che ora non rammento dove cavolo l’avessi conosciuta. Certamente no negli ambienti del Cinema. Più probabile durante uno dei cocktail all’insegna della Cultura organizzato da qualche simpatica babbiona fuoricorso. Rammento bene invece che all’epoca abitavamo, da una affittacamere di via Bocca del Leone, una stanza sotto i tetti, dentro la quale cadeva la pioggia.
Il flash rileva una Pasqua piovosa. Ce ne stavamo là dentro, a contare secchie e catini sul pavimento, quale si sarebbe riempito per primo: io, la mamma e la nonna, quasi un gioco chi era più svelta a svuotarli. Non un soldo. Digiune fino dal giovedì di Quaresima, se togli "numero uno salsiccia" acquistata il Venerdì Santo. Sul tavolo, dentro un grosso barattolo di vetro, si godevano l’umidità ventiquattro rose rosse a lungo stelo: da un ammiratore in lavorazione.
Ed arrivò lei, la Veronica, inaspettata, con un enorme vassoio pieno di ogni bendiddio…
Non so se riuscirei adeguatamente a magnificare, dato che non torna facile a questa penna esporre in due righe la grandiosità dei piccoli gesti. Le volte che mi torna in mente la rivedo così, la Veronica: sul tocco della una entrare nella nostra fame con quel vassoio che, piccola e fragile, le gambe e le braccia eccessivamente sottili, reggeva a malapena.
Ma non è solo in ricordo di questa immagine che Veronica mi risulta una creatura elegante."Dentro", come s’usa dire nei talkshow della tivvì.
Per quanto neanche fuori scherzasse: frequentava l’abbigliamento sobrio e costoso, tipico delle ragazze di agiata condizione, arricchendolo di bagni profumati e di cipria a "schiovere". Trucco invisibile, a mio confronto: che mi truccavo da battona!
Mia coetanea, figlia di ricchi commercianti, già sposata, con uno studente carino, ma pallido e inconsistente, Veronica non era una puttana, nè epocale, nè bianca. Secondo mia conoscenze era
La Puttana.

 

Esattamente come avrei voluto essere io.Voglio pensare che lo sarei stata se mi fosse toccata in sorte la stessa estrazione sociale, una famiglia alle spalle tranquilla ed agiata.
Per quantificare quanto lo fosse, squisitamente e generosamente puttana, mi rifaccio a un episodio che, giudicate voi ...
Avevo combinato un "casotto" con un editore romano, un bell’uomo, alto, sui cinquanta e più, occhi verdi, ex-partigiano autentico, e Socialista.
Lo avevo conosciuto mentre facevo la standista, vestita col costume ciociaro, in una Manifestazione per l’Agricoltura. Dopo il rietro a Roma in verità non mi fece mai difetto la Fortuna!


col grande colletto inamidato alla Manifestazione
per l'Agricoltura al Palazzo di Vetro- 1952


L'editore mi sostenne per parecchio tempo, e, ultimamente era giunto a una tale deriva da cercare di convincermi a lasciarmi regalare una Libreria nella Roma Antica. Utile alla mia autonomia, diceva.
Era, insomma, una gran bella persona!
Casotto vale a dire che in un momento di debolezza avevo accettato d’incontrarlo in una casa d’appuntamenti.
Ogni tanto ci cadevo in questo genere di promesse fatte in buonafede. Che, però, non sarei stata all’altezza di mantenerle.
Lui si recò correttamente nell'abitazione della tal signora nella tal via al numero tale, e si mise ad aspettarmi
Io, siccome avevo in scadenza al Monte di Pietà i due anelli di Duilio, più gli orecchini con la perla orientale della mamma, chiesi a mia madre di raggiungerlo in mia vece, mostrargli le polizze e farsi dare il danaro per disimpegnarle. E lei andò.
Smettetela di ridere! Non sto scherzando!
Il poverino tanto si arrabbiò dell’avermi attesa invano, con la faccia di
chi ha preso buca bella stesa davanti a testimoni, che uscendo dalla
onorata casa ruzzolò giù per le scale. E si fratturò una gamba.
Mi dispiacque e, raccontandolo a Veronica, non sapevo darmene pace.
 Veronica mi suggerì di riprovarci: che ci avrebbe ospitati lei, in casa propria. Tenera…
Eh già! Solo che un attimo prima che lui arrivasse a casa di Veronica la muscolatura delle gambe mi si mise in moto e scappai via inseguita
dalla Internazionale.
Più tardi telefonai a Veronica con un filo di voce, per scusarmi del disturbo che le avevo arrecato e per sapere com’era andata:
Benissimo
Quello lì non è mica male! Nonostante l'ingessatura ci siamo divertiti un sacco e mi ha fatto anche un bel regalo!

(Si era sacrificata per me !!!)
Quel bel signore è molto preso di te, non dimenticartelo. Pensaci bene a quello che fai. Io a te non ti capisco proprio!
Quando mi capì la nostra bell’amicizia si risolse.
Mi rivelai infatti colei che contravviene al codice d’onore.
Fu a causa del caro amico dell’industriale bergamasco che Veronica aveva preso a frequentare quasi stabilmente.
Insieme con tale caro amico,un siciliano, tipo l’Ernest Borgnine, che vantava l’appartenenza ad una stirpe di Alti Ufficiali della Marina, l’industriale bergamasco era venuto a prelevare Veronica, il tempo di
una cena con me, da Alfredo alla Scrofa, loro tre sarebbero partiti,
diretti a Milano.
Venga anche lei!
 m’invitò l’amico dell’amico di Veronica.
A me francamente quello là metteva paura a guardarlo.
Come già detto: avevo l’occhio lungo. Per cui scuse a non finire, tutte quelle che potevo inventarmi, tranne la
nonna malata.
(Veronica sapeva che nonna Teresa stava godendo ottima salute)
La cena si protrasse, e gli inviti pure, cosìcchè ad un certo punto della digestione il maledetto istinto predatorio mi condusse ad accusare che, trovandoci alla fine dell’estate, non possedevo il guardaroba adatto al clima di Milano già abbastanza rigido da richiedere la mezza stagione. 
Sventura!Il siciliano aveva un altro caro amico, proprietario di un Abbigliamento in via Condotti:
Domani "vadi" a prendere tutto ciò che le occorre. Io intanto avverto di metterlo sul mio conto. Mi raccomando: la voglio elegantissima! Domani sera prende il vagone letto per Milano, e noi saremo là ad aspettarla

Però come s'incazzò quello, e Veronica con lui, quando non mi videro arrivare a Milanooo !!!
Lui sbattè giù il telefono lasciandomi a pencolare sulla testa una minaccia che mi rese inquieta per parecchio tempo.
Veronica non si fece mai più viva. Esattamente come da mia convinzione, le puttane sono oneste. Di più che nei rapporti con l'altro sesso, nei rapporti con le altre donne.Tant'è che ancora non credo che lei, nonostante l'Affair Editore, credesse davvero che li avrei raggiunti a Milano! Secondo me, mi tenne bordone per farmi avere quei magnifici abiti autunnali!
Ecchediamine! In quel periodo il bidone era di gran moda!!!




La memoria a grappoli: mi viene in mente che l’avevo già fatto.
L'anno prima. Al genero di un produttore cinematografico. Che però di suo non ci aveva a che fare, col Cinema.
Ah sì! Dimenticavo di dire che con i cinematografari veri e propri non ci ho mai provato, beh tranne quel paio di operatori che però si erano offerti, loro. Quindi non contano.
A parte che i cinematografari non se lo meritavano, e che difficilmente ci sarebbero cascati, nel caso fortuito avrei puntato alla carriera e non al portafogli! Paradossalmente.
Difatti una scrittura non la realizzi con la toccata e fuga. L’itinerario è lungo assai. Leggenda vuole che prima ti incontrino, poi ti re-incontrino, poi ti facciano un provino, poi se non gliel'hai ancora mollata te ne facciano un altro, e prima di scritturarti definitivamente ti ricordino che, in sottinteso, gliel’avevi promessa. Mah! 
Indipendentemente dalle maldicenze il bidone si rischiava di subirlo, prima di averlo fatto!
Questo qui se l'era meritato. Non mi dava pace, e sì che era stato suo suocero a farci conoscere!
Abitavo sempre affittacamere, in via Del Pozzetto quella volta.
Dava il tormento anche alla padrona di casa: cosa facevo, cosa dicevo, chi vedevo, con chi uscivo. Mi faceva le poste di sotto il portone di fronte. Insomma, sembrava matto.
Diceva delle cose che non capivo: che voleva farsi un nido assieme a me, dove lui sarebbe venuto a trovarmi di nascosto da tutto il mondo.
Diceva e diceva che qualsiasi cosa c’era lui. Le solite menate insomma! Alla fine risolse di buttarla sul canagliesco:
Devo recarmi a Capri per un congresso cui partecipano le personalità più in vista della Letteratura e del Cinema. Gente che a conoscerla non si torna con le mani vuote.
Mi piacerebbe che lei mi accompagnasse perché potrebbe ricavarci delle raccomandazioni per entrare in Rai. Naturalmente la cosa non l’impegna in alcun modo.
Con gl uomini tutto stava nell’indovinare il movente: se capivo che li appagava condurmi con sé per solitudine o per apparire potevo pure accettare, ma se li vedevo gonfi di eccitazione col fischio che ci andavo!
Vada avanti lei, che la raggiungo. Sa, non vorrei che ne venisse a conoscenza suo suocero. Immagino che per sua moglie sarebbe spiacevole.
Un guardaroba estivo di un lusso da sballo! Tutto acquistato da Brioni: abiti, scarpe, borsetta, costume da bagno et accessori da spiaggia vari.
Sulle prime mi sembrò di avere esagerato. Ma in seguito mi rincrebbe l’eccessiva modestia della spesa perché capii che a Capri non era per lavoro che "doveva" recarcisi!
Altra telefonata da brivido, extraurbana da Capri:
"Mi auguro", diceva "
Che lei non riferirà a nessuno lo scherzo che mi ha fatto!!".
Bella, quella precauzione, simile a una medaglia da appuntare sul petto di tutte le ragazze indifese!
Se l’avessi accompagnata a Capri, lei, lo avrebbe riferito a qualcuno? Glielo domandai per rispondergli.
 Detto tra noi, figuriamoci se nò!
Può darsi che quello là mi avesse reso tutto ciò che i burocrati fassisti ci avevano tolto. Purtroppo per lui, causa tutto ciò che i burocrati komunisti mi avevano dato, non ero abbastanza sprovveduta da credergli.
Avevo un vissuto, io, da difendere!



Ora ricordando le azioni della puttana bianca non riesco a immedesimarmi esattamente nei pensieri con cui le accompagnavo.
A una simile distanza di tempo, di essermi divertita lo immagino soltanto. Però, perché non avrei dovuto?!


Intrecciavo dei rapporti mica dei conflitti!
. Alcuni imbarazzanti, vero. Da sciogliere immediatamente. Altri piacevoli.
Altri divertenti!
Rapporti che, al massimo del peggio, richiedevano solo un pochino di pazienza e l'impiego di tutta la empatia e la compassione possibili.
Meglio che lavorare benchè alla fin fine fosse un lavoro.Ad orario elastico e senza il conteggio degli straordinari. Che però venivano retribuiti in natura, vuoi con la partecipazione alla vita mondana che dicevo, nei suoi aspetti più brillanti, vuoi con il dono di oggetti preziosi e capi di abbigliamento.
Quanto alla tariffa di base: era sempre quella, previo aggiornamenti, la stessa che intascavano sotto forma di parcella i medici chirurghi di chiara fama per eseguire un complicato intervento su persona anziana. Una tantum comunque, indipendentemente dalla durata della relazione, che poteva essere breve, ma qualche rara volta anche nò.
Decisamente un lavoro più impegnativo e peggio retribuito di quello
delle epocali che, sì, costavano meno, ma adattandosi al ruolo delle donna oggetto, se la sbrigavano alla svelta: un'ora, quando non mezz'ora più il tempo di un brindisi. La partecipazione delle epocali alla mondanità: solo a scelta del cliente, in forma di premio o regalia. Non di straordinario. Visto che non erano concepibili i letti portatili, tanto meno concepibile usarli nei ristoranti, nei night e ovunque vi fosse affollamento. Escluderei le sveltine in ascensore e nei bagni aperti al pubblico (che comunque avrebbero richiesto una tariffa a sè) perchè le epocali erano donne di classe, e i loro clienti avevano un'immagine da salvaguardare.
Beh! In tema di Lavoro noi non avevamo punti di confronto con le epocali, solo un po' d'invidia (parlo per me) perchè nonostante sembrassimo più libere di loro in realtà lo eravamo molto di meno.
In luogo di un bel letto morbido infatti a noi toccava frequentare l'eclettismo.
Si fungeva quindi innanzittutto da volpi in terriorio di caccia:
attività giocosa, ed attrattiva.
 E questo l'ho detto.
Poi bisognava acquattarsi al riparo ed iniziare un dialogo amichevole: attività rischiosa
Sempre restando fuori tiro, ci s'informava come mai un cacciatore di tigri s'interessasse ad una volpe: quali i suoi problemi?
E qui toccaca improvvisarsi psicologa e sociologa:
attività formativa.
Al cacciatore piace parlare di sè con le piccole volpi. Noi lo si ascoltava commosse, e intanto si usciva dalla tana e si entrava in casa sua sotto forma di volpi domestiche, e via via di amiche, sorelle,  madri badesse, cartomanti,  cuoche, e chi altri gli potesse essere utile o tornar comodo. Tranne che in forma di epocali ovvio!
Quelle non si dovevano tirare in ballo perchè erano la concorrenza sleale
e, inoltre, citandole si correva il rischio di venir confuse con esse e di beccarsi una manata tra le coscie.
Punto primo ascoltare il cacciatore con interesse (vero) ed esprimere una sincera compartecipazione ai suoi problemi.
Punto due: tacere i propri problemi finchè lui non avrà sviscerato 
almeno la metà dei suoi.
Punto tre: iniziare a sciorinare i problemi propri senza avanzare l'ipotesi che lui possa risolverli.
Fatto! Non restava che attendere le sue reazioni ed azioni.
Perciò dicevo della preferenza di mettere le carte in tavola al primo incontro: male che andasse non si sarebbe perso del tempo!

Secondo me, incline al surreale, a suo tempo avrebbero dovuto istituire una Laurea in Puttaneria Bianca



Dico a suo tempo perchè quel genere di professione non sopravvisse ai Magnifici Anni Sessanta causa i limiti implicitamente imposti, a cominciare dall'età delle laureande. 
Si poteva esercitare dai quindici massimo ai trenta, sempre se a trenta perdurava quel profumo di fanciulla. Dai trenta in poi gli uomini vogliono ben altro che sogni e comprensione da una compagna occasionale.
 Inoltre con la scolarizzazione, con l'apertuta al mondo del lavoro femminile, con i primi sentori del diritto alla parità dei sessi in ambito lavorativo, con la sveglia suonata dalle femministe soprattutto, la puttana bianca in parte sceglieva di trasformarsi in puttana aziendale. Le restanti si sposavano.


Doris Day

Si esauriva così un movimento femminile nella sostanza assai edificante, sollecitato fra l'altro anche da Hollywood con un filone cinematografico a sostegno dell'emancipate americane, incentrato sulla battaglia tra i sessi, dove le donne uscivano dal guscio atavico diggià impegnate a contrastare la virilità dei partner, i loro aggressivi corteggiamenti, e in certo modo a "difendere" la propria onorabilità sbertucciandoli.
Vedi Doris Day, ma in qualche film anche Marilyn Monroe ed altre bionde d'assalto. E vedi il precedente Ziegfeld Girls del 1941, un polpettone di grande successo che indica bionda perdente, Lana Turner, l'unica, tra le fanciulle del corpo di ballo, a decadere in 'epocale.
 



Tralasciando Lolita, che è una storia a sè, parapedofila, arriviamo al nocciolo con Colazione da Tiffany dove si rappresenta una realtà universalmente rintracciabile in ogni dopoguerra, subblimata da Truman Capote e dalla interpretazione di Audrey Hepburn in funzione di slalomista!



Ci rappresentava tutte infatti perchè eravamo essenzialmente delle slalomiste.
Ed avevamo perfino le nostre campionesse, tipo la famosa attrice che sbiancò Totò e, poi dopo, un noto cineasta che, mi sembra, la citò in Tribunale per rivendicare il maltolto, e quell'altra, Iddio l'abbia in gloria! che riusci a sbiancare per anni il mio Editore!
Purtroppo ero bloccata dalla verginità e dai paletti della paura applicatimi da nonna Teresa, altrimenti avrei potuto accumulare con i relativi rischi, in vece di qualche chilata di gioiello, un piccolo patrimonio. Bon!
Altro che contribuì all'estinzione della puttana bianca fu la contemporanea estinzione del maschio patriarcale, inteso in senso pieno un uomo maturo sia fisicamente sia psichicamente, forte e cosciente di sé, intrepido e generoso.
Oggi l'ommini chi li buggera più? Se buggeranno reciprocamente tra de loro. Sono diventati troppo fragili e ignoranti dell' èlites per stare al gioco di una puttana bianca! Anch'essi vittime del
l'involgarimento generale. Con l'arrivo delle bambine dell'Est, che non t'incantano e nemmeno parlano però te la danno a prezzo stracciato, non hanno più ragione di esistere neppure le nostre mitiche prostitute stradali, tutte rintanatesi in appartamentini anonimi per non rimetterci la ghirba.
Noi che fummo i fiori che non colsero, più non siamo.
Poco male!
Nonostante a me piacesse ribadisco che sotto certi aspetti era un lavoraccio.
Capitava di accorgersi che esistono degli uomini di potere, a pezzi.
E a volte erano talmente a pezzi che non la smettevano più di ascoltarsi raccontare. Ore ed ore. Tornavi a casa sfinita e te li ritrovavi dentro il telefono. Giudicatemi al peggio, ma non potete dire che io sia stata una parassita!
La vita mondana, i Saint Laurent, i Pucci, i Valentino: tutta roba guadagnata con il sudore dell'anima.
L'ho detto: mi si riversavano dentro ricordi e confessioni, verità e menzogne, sofferenze coniugali, filiali, e paterne, difficoltà esistenziali, amori passati e fantasmi presenti, finanche i dubbi sull’esistenza di Dio.
Il curioso è che assorbivo il tutto per alimentare una vita mondana, i Saint Laurent, i Pucci, i Valentino, e non capivo di ingozzarmi con un patrimonio d'esperienza umana che neanche una bicentenaria!
Trarne un buon guadagno diventava secondario.
D'altronde come diceva Giovannone: dovevo pur vivere. La nota precarietà
del lavoro dell'attore è condizione stabile .Togli Giovannone chi altri mi aiutava? Mia madre si sentiva invalida al lavoro.
La nonna era vecchia: avanti che iniziassi le carriere (di puttana bianca
 
e di attrice) pretendeva di partecipare andando a chiedere l'elemosina
 in strada. Pazzesco.
Menomale che non chiesi giustizia allo Stato!
Evitai di venir scambiata per mitomane.
L'esistenza dello zio e di tutto ciò che ne conseguì fu talmente bene occultata da non risultare neppure nell'elenco dei piccoli eversori al Fassio, tipo chi smoccolò soltanto un Porco Duce.
E, per di più, non erano trascorsi i cinquant'anni di legge che, successivamente, mi consentiranno l'ingresso all'Archivio di Stato.
Quello dell'Eur. Chè ce ne dovrebbero essere altri, più documentati. Inesplorati.
Mitomane. Oltre che demente&delirante in omaggio
alla mia attuale tarda età. Tale mi hanno giudicata di recente Scalfaro Ciampi Veltroni, o, meglio, i loro scribacchini addetti alla corrispondenza, pagati anche con le mie tasse. Ce ne fosse stato uno solo infatti a dirsi:
Esaminiamo il caso de 'sta pora vecchia.
Sana o malata di mente, pur sempre un'anziana cittadina italiana bisognosa di aiuto, no?
Se uno solo di loro fosse stato interessato alla vita degli altri, esaminando le cose a fondo avrebbe estratto la verità.
Ma a loro che gliene importa.
Aoh te l'ha cucinate, tu moje, le fettuccine che jo mannato?
Eccomme no. E pe' secondo m'ha fatto puro la cacciatora co'
l'abbacchio der Gigg
i!
E cestinano. Magari discutendone ilari tra di loro.

Nei confronti di me stessa avevo scelto il minor male: se non avessi usato le risorse ricavate dalla buona riuscita della Cecioni Story sarei stata destinata a ridurmi un rottame nel giro di un paio d’anni.
Non ci si attenda però che mi giustifichi adducendo che facevo per vendicarmi del passato. Sarebbe plausibile, lo so. Ne ricaverei l’immagine scolorita che spetta a chi si crogiola nei complessi di persecuzione.E non la merito perché da quando salii sul treno che mi portava via da Montrappone in Valpedana, ogni giorno che veniva erano i ricordi a scolorirsi, fino a ridursi una pagina bianca. Come indenizzo morale mi era stato sufficiente essermene andata via sapendo che i montrappesi sarebbero rimasti là!

Se invece mi si volesse attribuire un movente sociopolitico, perché no?
Grazie mille!!

 
"Fascisti, di destra e di manca: tieh!
"Alla facciaccia vostra, tieh!
"So’diventata’na puttana bianca:
"Una che non la dà però ci campa"

In merito avrebbe giocato il virus dell’eversione, ereditato dove lo
ereditò lo zio Bruno. Sebbene limitatamente ad un'allerta, in vigore da pochi anni in verità, nei confronti della società via via che si aggiorna:
Io ti reagisco!!!!



E me la rido quando leggo della prostituzione: come è florida oggigiorno su questi lidi! Oggetto le giovani donne di importazione, che, indotte dalle drammatiche circostanze familiari e dalle rappresentazioni edonistiche della nostra tivvì,
vengono da noi, a dichiararsi ostaggio degli sfruttatori: schiave?
Le minorenni, probabilmente: alcune avvolte in un'illusione e poi rapite, alcune consegnate al racket dai genitori. Non tutte le altre.
Eterogenee. Chi, nata in territori sottosviluppati, già addestrata alla condizione di vittima senza via di scampo, e chi, nata sotto l'impronta dello stalinismo, già usa a negligere i condizionamenti inflitti alle Occidentali circa l'utilizzo della fica. 
Eterogenee appunto. Complessivamente sfruttate se non da altri dai nostri Media che ce ne forniscono l'immagine riletta in chiave cattolica, a guisa di altrettante Yvonne Sanson: l'attrice che, nel ruolo fisso di santa e sfigata, fornì, peraltro inutilmente, i complessi di colpa a tre o quattro generazioni di ipocriti.



Anche se fossero, non schiave, ma piccole commercianti che anelano a un futuro vivibile:
Chapeau!

 

Sono creature coraggiose.
Non me la rido di loro, infatti.
Me la rido dei loro clienti partecipi di questa società. I quali, siccome abboccano di scoparsi una schiava, oltre che una sventurata, corrono numerosi.
Vedi l’istinto della sopraffazione sui deboli?
Si dicono virili, ma una prostituta dichiaratamente libera professionista, fosse la più bella femmina di Roma, non se la godrebbero altrettanto di un mucchietto d’ossa kosovare in catene.
La propaganda sulla prostituta schiava probabile che la alimentino esse stesse dopo aver capito che eccita la perversione e perciò vende. 

Non di meno doveva eccitare la fantasia la cattura di una casta fanciullina in difficoltà, abbandonata a se stessa dentro la Roma del '50. Di conseguenza, immagino, la mia risoluzione, animalesca, di strumentalizzare la sventura:
oh mio bel signore, gentile ed elegante! tu vuoi fottere me e, invece, io voglio fottere il tuo portafogli, facciamo a chi è il più svelto?
Ripensarci adesso mi sembra un film di Indiana Jones!

Ah cosooo! Ah Tommy Sawyer!!


Selznick International Pictures 1938

Te l'arrecordi Tommy de quanno che ero piccolina, drendro ar Grand Hotel, prigioniera de li fasci, e te proponevvo la similitudine, e tu me facevi er gesto dell'ombrello pecchè, diccevi, nun ciavvevo l'antagonisti?!
Te l'arricordi, brutto fijo de la serva?!! Tie'!!

Sì, che fu una bella vita !!!
Perez Prado alle Grotte del Piccione, Gigi Proietti al Pipistrello, Teddy Reno al Capriccio. Peppino di Capri ovunque. Si esibivano dal vivo
mentre noi si trincava ronron più morbidi dei gatti.
Adesso sono ridotta a seguire spettacoli di massa seduta davanti la tivvì con una bassotta sui piedi e l'altra in braccio…
Alcuni anni orsono una due volte mi lasciai trascinare in discoteca.
Che pena. Non diciamoglielo ai nostri giovani cos’era una volta la vita notturna capitolina. Poveri ragazzi, protagonisti soltanto nel buio della propria stanza e dei propri pensieri, ovunque nell'altrove ridotti alla condizione di spettatori! Assumono alcoolici e droghe per guardarsi ballare attorno a Costantino, sul vuoto! E nell'estremo quanto inconscio tentativo di espletare il proprio necessario protagonismo a volte commettono delle cazzate ridendo con denti di lupo a 200 all'ora.



Le mie notti erano d’elite. Il Teatro dell’Opera, il Quirino, il Sistina. La Cabala, il Rupe Tarpea. I ristoranti di Trastevere.
Gli abiti che anticipavano la moda, i profumi che mettevano KO gli accompagnatori coinvogliandoli alla sconfitta!
Il piacere d’essere ritenuta un' habitué dai gestori dei locali alla moda. Come tale privilegiata e riverita.
La salutare sensazione di essere simpatica a tutti.
Nuotare nel benessere pur non subendo il gravame dell’essere ricca.
E le boutique, dove un inchino via l’altro mi sciorinavano gli ultimi arrivi. Abiti a volte preziosi, perché chi le dirigeva conosceva bene le disponibilità economiche di chi mi accompagnava ad acquistarli.
Abiti, in qualche caso indossati una volta sola. Come quelli da fanciullina che mi comperava a forza Romolo da "Mademoiselle"
E, quelle auto?!
Auto ringhianti, cruscotti in radica, tappezzeria in pelle, odorosa. Sfreccianti lungo le strade pacifiche vieppiù svuotate dai nostri
clacson cafoni:
Si va a cena da Ciro a Mergellina, o dai butteri versiliesi?
Il mare!
I cittadini lavoravano la settimana intera. Del mare se ne appropriavano solo le domeniche d’estate.
Macinavano quei km di strada, faticosamente, su vari attrezzi mobili carichi di pentole, tende, seggiolini, e serbatoi dell’acqua.
Ma per noi ricchi era come se il mare lambisse Roma tutto l’anno.
Da marzo fino a dicembre ci si andava a pranzo, o a bere l’aperitivo seduti al sole.
Cosa poteva desiderare di più una legiera?



Infine
c’erano Cinecittà e le ragazze, tra di noi sempre solidali.
Le donne belle si specchiano l'una nell'altra. Si amano. A meno che non gli sottrai qualcosa, o qualcuno, non gli passa per la testa di darti il pilotto, come faranno con me, in seguito, le racchie della Puro Editore!

Di nuovo la memoria a grappoli:
mi sovviene di un’altra che si sacrificò per rimediare ai miei impedimenti. Peraltro senza che la situazione lo richiedesse.
Non so quale il Destino di Veronica, penso e spero le sia stato agevole perché era una intelligente oltre che inserita in un solido nucleo familiare.
So per certo invece che il Destino di questa seconda "sacrificanda" per parecchi anni e forse ancora oggi è stato assai benigno.
Casualmente grazie alla mia involontaria mediazione.
Stavo lavorando in un film del mio adoratoTotò, diretto da Roberto Rossellini, dove c’era uno degli aiuto-regista, magro allampanato, che si ammantava di fascino col mostrarmi tutte le sue sofferenze interiori a fior di pelle.
Come rifiutarsi di accettare, senza fini di lucro, l’invito di un ragazzo tanto sensibile per una colazione, il sabato successivo, a Torvaianica?
Sono sempre stata disponibile a sollevar gli altrui affanni.
Tuttavia, causa la diffidenza che è mio abito naturale, preferivo una tavola con quattro coperti invece che due soltanto. Gli dissi perciò di invitare un amico, che avrei portato un’amica. E ne scelsi una a caso tra le tante. Qui la chiamerò Piripicchia.
Piripicchia, come la vedevo io, era una ragazza di borgata in forma di miniatura: un corpicino perfetto, capelli biondi e occhi blu che sprigionavano una luce innocente e fiduciosa.
Riassumendo: molto fresca e bella.
L’amico dell’aiuto-regista era un giovane professionista alle
prime armi, fisicamente tracagnotto.
Rammento che ci servirono un parco pasto. Ovviamente le fettuccine. Cefali e rughetta per secondo. Ma, non finivamo la frutta che già Piripicchia e l’amico dell’aiuto-regista s’erano volatilizzati.
Neanche il tempo di accorgermi che si piacevano. Fu l’aiuto-regista a riferirmi che "erano saliti in camera":
Ne abbiamo prenotate due, vogliamo salire adesso anche noi? domandò vieppiù addolcendo la propria sensibilità tormentata.
Ma, come?!
Sul set avevamo parlato tanto di amore familiare e di principi sacri: lui di quel suo padre adorato, potenzialmente un grande regista incappato in troppi ostacoli, della solitudine affrontata dopo la sua scomparsa.
Mi aveva usata come confessionale ed ora chiedeva che gli rimettessi anche i peccati? cazzo!!!!
Non mi era mai capitato di sentirmela chiedere in cambio di un pranzo!
Non rientrava proprio nel regolamento!
Si vede che quello era un fottuto intellettuale d’avanguardia.
Comunque non poteva mica obbligarmi …
Ce ne restammo ingrugnati e silenziosi ad attendere che gli altri due finissero di svolgere. Poi, quando ebbero finito, Piripicchia ancora prima
di riprendere posto a tavola, svelta come una faina capì l’antifona,
prese per mano l’aiuto-regista e se ne tornò in camera con lui.
Due camere prenotate?
L’ oste ne avrà fatto pagare una sola per due messe!?
Ah, io lo avrei preteso!
Fine della storia: Piripicchia andrà sposa all’amico dell’aiuto-regista, e gli darà parecchi figli via via che egli procede in una carriera che definire luminosa è dir poco.
Dunque, io che avevo paura del cazzo, soprattutto io, sgomenta del funambolismo della innocente fanciulla di borgata, chi ero io? 
Mi credevo d'essere una chissàcchè invece ero una paesana ottusa. 
Nnonostante ciò, a mia insaputa, il mondo cominciava già da allora a sgravarsi dei pregiudizi.
Oppure aveva cominciato da tempi immemorabili?
E perchè nessuno me l'aveva detto?
Dirmelo non sarebbe equivalso a istigazione, mi sarei comportata ugualmente a mia scelta, ma saperlo era un mio diritto.
Tutto quel tempo speso da ragazzina sui libri ...Ma allora bruciamoli tutti !!!!
Come fa una a non sapere e a un tempo essere una persona?
In seguito l’aiuto-regista diventerà un regista di notevole volume, anche nelle sue dimensioni fisiche. Un grande regista famoso in tutto il mondo. Io diventerò una giornalista. Avrò occasione di intervistarlo. Fingeremo di non esserci conosciuti prima. Non ci si potrà credere: io finsi di essere altro, sì, per discrezione, ma anche perché mi vergognavo di esserglimi rappresentata una perbene!!

Le ragazze del Cinema:
si contavano quelle che confluivano a Roma dalla provincia e dall’estero, con un loro background esistenziale. Oltre a quelle una decina, ...facciamo un centinaio va’... di romane de’ Roma. Che a Cinecittà ci arrivavano pure loro, però reduci da aspri scontri in famiglia. E non ne capivo la ragione. Dato che, dopo il produttore porcopartenopeo di buona memoria, con me mai più nessun altro. L’episodio dell’aiuto-regista in sé non fa testo: non fosse stato per soffermarmi sul Caso Piripicchia.
Ovvio, alcuni mi corteggiarono, però mantenendosi entro gli schemi. Alcuni altri lasciavano trasparire insofferenza verso mia madre, chè mi seguiva ovunque. Non so se li infastidiva perché la ritenevano corpo estraneo, oppure perché, come Federico Fellini (vedremo in seguito) la fraintendevano una che stava vendendo la figlia. Un cicin fastidiosi i tirapiedi riconoscibili ad acchito del resto, se non eri scema assolutamente inoffensivi. Solo appiccicosi. Da trattare con diplomazia per tacitare i loro sospetti maligni, tipici dei lacchè che farneticano di privilegi negati.
Ma il moralismo di fondo, in contrasto con l’esibizione del libertinaggio, nei cineasti era fortemente radicato. Bastava perciò convincerli che eri uguale alle loro madri, mogli e figlie (come essi le vedevano). Cioè che non la negavi soltanto a uno bensì a tutti, in blocco. E vivevi liscio.
Con qualcuno ebbi occasione di litigare di brutto per divergenze in fatto di retribuzione e per l’omissione di obblighi sindacali. Battevo i pugni sul tavolo meglio di un metalmeccanico esponendomi anche in nome delle compagne, accesa dal mugugno pavido di queste. Ma non s’instauravano mai strascichi di malanimo. Come per esempio sarebbe accaduto in seguito con gli "stallieri" del mio Editore Puro.
La gente del cinema, pur sgraziata dalla voracità del tornaconto, era disponibile a piccole generosità, senza dubbio divertente, e soprattutto fornita in linea di massima di notevole comprendonio.
Alternando al cinema il teatro, e in seguito la televisione e il doppiaggio, film dopo film restai con loro quasi diciotto anni. Cioè fino al giorno funesto in cui diventai redattrice di Tette&Culo.
La gente del Cinema era la mia gente!

 Gli autori della mia "rentrée" erano stati Giovannone e un Aldo Fabrizi più che mai in auge dopo l’interpretazione in Roma città aperta
Accadde nel periodo in cui ci eravamo arroccate a Velletri, a smaltire lo spavento causato dal porcopartenopeo.



Quasi ci scontrammo, col grande attore, dove piazza Barberini fa angolo con la via Sistina. Io ero con la mamma. Lui era seguito dal suo segretario, Mimmo. Del quale richiamò l’attenzione ad alta voce: Guarda che par d’occhi! E poi, a me, nel mentre che ammiccava con mia madre: Mammammia, e chi te l’ha fatti ‘sti occhioni belli!?
(L’ho detto, che avevo le ciglia lunghe e folte che tirate col rimmel parevano finte?!! Nooo! Caspita che modestia!)
Il Fabrizi radiofonico, quando eravamo a Montrappone era stato per anni il nostro unico contatto con Roma: ora non si poteva non abbracciarlo spruzzandogli addosso alitate d'amore! Venire accolta nel cinema da lui, sulla via Sistina, a tre isolati dalla sede del porcopartenopeo che dal cinema mi aveva indotta a fuggire mi sembrava un segno del deì Destino.
Adoro i colpi di teatro. Anche quando sono inutili.
Difatti Aldo fece inutilmente l’impossibile per piazzarmi nel cast di un
film in via di realizzazione.
M’insegnò come dire le battute (che dovevano essere in romanesco) mi fece provinare dal regista con varie acconciature. Mi condusse perfino con sé ad una manifestazione mondana all’Excelsior, dove mi presentò a tutti come un’attrice, e mi fece immortalare al suo fianco dai paparazzi di via Veneto, lui che non abbiamo mai visto, ne prima ne dopo quel momento, affiancarsi una starlette. Apparii così per la prima volta, su parecchie pagine, l’esordiente dell’anno.
Purtroppo però la scrittura se la pappò una mia coetanea extralarge legata in quel momento all’anziano sceneggiatore di gran nome. Costui aveva come si usa dire il coltello dalla parte del manico: il film era infatti una cosetta che la sua firma contribuiva a impreziosire presso i noleggiatori.
Se ero gelosa? Mah! Il mio ego lo rifiutava. Considerando che la extralarge alla fin dei conti se lo era guadagnato, sarebbe stato come essere gelosi di chi ci mangia in faccia les cargots, quando a noi le lumache non piacciono....… Vabbe’, la verità punge.
A metà degli Ottanta rifiutai di scrivere la biografia dell'amico Claudio Villa, nonostante egli avesse già preparato il materiale fotografico d’accompagno e trovato l’editore. Mi rincrebbe. Ma Claudio non voleva ammettere la paternità dei due figli illegittimi, e, benché redattrice di un giornale come Tette&Culo, rotto ad ogni genere di cazzata, non mi sentivo scaduta al punto da aggirare una verità fondamentale. Come posso, ora, parlare degli affari miei con reticenza?
...Si! Ero gelosa, invidiosa nera!
E continuai ad esserlo nonostante che, sullo schermo, quel ruolo si riducesse a meno di una comparsata: non una sola delle battute assegnate a me durante i provini. Muta dal principio alla fine. Ma sempre presente in scena. Beata lei, la sua faccia si affermava senza responsabilizzarla!!
Ero invidiosa sterile, come adesso lo sono della tizia che, al supermarket, ha piazzato davanti a me il suo carrello semivuoto per tenersi il posto in fila intanto che fa la spesa lungo gli scaffali. Invidiosa perché incapace di fare altrettanto.
Lo giuro: ho sognato di diventare una puttana finché non ho dovuto smettere per raggiunti limiti d’età! Ma non volevo diventare né una di strada (troppo difficile) né una che lo fa in cambio del lavoro (troppo umiliante). Puttana per me significava Potere.... Si, capisco che, nobilitando il ruolo, idealizzavo il mestiere. Solo che non lo intendevo un mestiere, bensì una condizione privilegiata tipo l’ereditiera. Acc.... Vedermi soffiare quella parte, sia pur miserrima, mi colpevolizza ancora!
Controbilancia tuttavia il ricordo di avere
 guadagnato un amico, Aldo, che mi fu vicino, assiduamente sul principio, più di rado negli anni a venire finchè non ci perdemmo di vista perchè, evidentemente, essendo i miei problemi sempre gli stessi alla fine si scocciò! Comprensibile. Non fu neanche l'unico a scocciarsi!!
Lui m’inteneriva, perché lo sentivo solo, nella sua suite del Bernini Bristol, dove il letto era sempre sfatto: Inutile farlo, visto che dopo bisogna disfarlo, diceva. Ma quel letto sfatto denunciava ciò che Aldo nascondeva accuratamente: il suo stupendo cuore romano lo obbligava a riposarsi spesso.
Una volta, mentre da una finestra della sua suite ammiravamo la piazza Barberini, mi domandò cosa desideravo. E siccome non lo sapevo, lui mi elencava le varie cose, tra le quali un’attico con la piscina: Lo sai che adesso ci si può fare una piscina sopra il tetto? Tu. dimmi, la vorrestii?
 Ti piacerebbe fare il bagno 'n faccia ar cupolone? E ripeteva: Cosa desideri... cosa desideri .... rendendomi sempre di più disperata del non essere capace di rispondergli. Io volevo solo diventare un'attrice, ma capivo che Aldo cercava di farmelo dimenticare: Sono mica tutte rose e viole, ci sono tante altre belle cose al mondo oltre al cinema 
In quel momento aveva una bellissima voce, di velluto. Ma io dubitavo che fosse tanto ricco e ehm... tanto fesso, da regalarmi un attico con la piscina. Non era un personaggio da gossip, a parte che i giornali chi li leggeva mai?  Nulla sapendo di lui, il suo privato non m'interessava, comunque immaginavo che avesse un'altra casa, una moglie dei figli.
Siccome pensavo (e per fortuna sbagliandomi) che egli avrebbe potuto presto morire, per empatia gli dissi che il mio desideravo era di morire prima dei trent’anni.
Come Rodolfo Valentino..., mormorò commosso. Ma subito dopo riacciuffò il proprio spirito caustico: eh... vorrai morire a trent’anni, ancora vergine?
Siamo nel 1957 e dintorni, ci frequentavamo ormai solo una volta ogni tanto, quando avevo bisogno di qualcosa. E lui negli anni non aveva mai smesso di prendermi in giro a causa della mia dichiarata verginità.
In effetti la verginità, a quell’epoca, l’avevo persa… con un Commerciante di Legnami di Aosta.
Uno che, nell'inverno di due anni prima, aveva dormito alcune notti al gelo dentro la sua auto, sotto la finestra della nostra stanza, affittata in via Cremona.
Non dovette neanche stuprarmi!
A mia madre piaceva. Eccezionalmente le ispirava fiducia, perciò me ne parlava sempre con entusiasmo: Scommetto che è un principe in incognito, diceva. 
Quella notte il suo animo fasciomonarchico doveva essere parecchio in pena.
Ma dai fallo salire quel poverino! Se si ammala ci peserà sulla coscienza.
La padrona di casa era solita russare, le fu facile perciò accertarsi che dormisse. Schiuse le imposte e  mandò un cenno dalla finestra quindi, come piuma, volò ad aprire la porta.
Il restante della notte il principe lo trascorse al caldo. Nel mio letto. Posto accanto al letto di mia madre: vedi quanto si fidava…!!
Difatti non accade niente. Avrebbe potuto accadere, però…
E' che l
ui conosceva la materia. Ci aveva raccontato di una sua relazione con una giovane attrice francese, abbastanza nota in quel periodo: lei sessualmente bloccata peggio di me. Pare che ricavasse i propri orgasmi dal negarsi al maschio dopo averlo acceso.
Io, con le mie fanfare non ero altrettanto sofisticata. Avrebbe quindi atteso con gran pazienza. Parecchio anomalo, pure lui!

La storia era cominciata in maniera alquanto scadente. O forse ovvia per le girovaghe mie pari che vanno in cerca di fortuna in faccia al rischio di venir sfruttate
Lui, sposato a Miami con un americana, e poi divorziato, era convinto di avere sottoscritto una paternità alla quale non credeva, e perciò intendeva esorcizzarla mettendo al mondo un altro figlio.
Pazzo lo era, perché dopo che ci eravamo incontrati quattro o cinque volte, neanche da soli, partecipi di una comitiva, mi propose di diventare madre.
Ad una condizione: Udite! Udite!
Avrei dovuto lasciarmi imprigionare in una delle sue ville, nei dintorni di Fiuggi, e non incontrare altri che lui e il personale di servizio fino a che non fossi rimasta incinta!
Su questa davvero bisogna metterci il copyright prima che Canale5 me la trasformi in fiction !!
Poco più di quarant'anni, una gran faccia da robertaylor schizzofrenico, occhi di un azzuro deciso, un fisico asciutto. Da sognarselo la notte!
Ma la proposta che avanzava me lo mostrò che stramazzava agli inferi!


Una faccia da Robertayolr

Dicevo di essere stata una timida. Nelle comitive ero quella che parlava meno. Al posto di dire le scemate in cui facilmente scade una timida e ignorante usavo il silenzio a mò di civetteria. Ma lungi da me sospettare di venire intesa un’oca! Sì ero timida e non sapevo controllare la timidezza, ma ero assai reattiva e neanche sotto quell'aspetto sapevo controllarmi. Mi vedevo già a rovesciare il tavolo sul quale si stava cenando e mi preparavo a reagire alle contestazioni della comitiva quando mi accorsi di essere di marmo. Feci conto che non avesse parlato. Avevo voglia di piangere!
Passò più un anno prima che accettassi di rivederlo. E poi per la prima volta da soli. Cenammo dal Corsetti trasteverino, finimmo la serata alla Cabala. Mentre ballavamo lo sentivo sulla pelle. Ma niente di particolare: indossavo un tubino Pierre Cardin di jersey di seta pura sul nudo: ovvio che quel tessuto fosse conduttore di sensazioni animalesche.Vestivo sempre Cardin sul nudo in quel periodo, d'estate in seta, e d'inverno in jersey di lana leggera foderato di seta. 
Lui non ricalcò in alcuna maniera l’argomento infelice. Fece conto di non averne mai parlato. Lo sfiorò soltanto:
 Domani sera darò una festa a casa mia. Ho invitato i soliti. Brinderemo al nostro primo incontro. I precedenti s’intendono cancellati.
Gli promisi di partecipare. Non mantenni.
Secondo regolamento: Non andare in casa da un uomo solo, neanche se ospita altre persone.
Quella sera invece andai a letto presto
e sognai che gli stavo telefonando per avvertirlo che arrivavo col taxi: … mandare qualcuno ad aprirmi il portone !. Nel sogno, mi rispondeva la nostra amica, Ondina: un colpo di clacson, scendo io!
Neanche in trance avrei potuto usare un telefono che l’affittacamere teneva chiuso col lucchetto. Eppure all’alba mi chiamarono, per prima Ondina, poi lui, poi gli altri: cosa mi era accaduto?
Erano scesi più volte ad aprire il portone, ogni tocco di clacson.
Non vi ho telefonato io, dissi, e nel mentre rammentai il sogno e mi vergognai come se dicessi una bugia irreparabile. Boh?! Di morganate del genere me ne capitarono altre due o tre nel corso della vita. Inutile cercare di spiegarsele. L'imbarazzo mi consigliò di darmi di nuovo per fratte. E per fratte su fratte arriviamo alle famose notti del Commerciante di Legnami di Aosta al gelo. Dopo le quali
cominciammo a frequentarci assiduamente. Le volte che lui veniva a Roma.
Insieme con la mamma in seguito trascorremmo due estati piene nella sua villa al Poetto. Lui ci veniva a trovare quando gli affari glielo consentivano. Aveva due "fisse", una per gli affari, e l’altra per le belle ville. Neanche fosse la reicarnazione di Ludwing, le collezionava. Ne possedeva ovunque, anche di maestose, e non appena subodorava un buon affare si precipitava ad acquistarne o venderne.
Un altra estate ci offrì un soggiorno a Beirut ospiti di uno con cui trattava affari. Possedeva due piroscafi per il trasporto merci, sui quali sotto forma di clandestine visitammo le Coste Mediorientali. Si stava bene con lui.
Diluita nel tempo, tra marinerie e marinate, anche la musica delle fanfare si attenuò. Giusto qualche nota qua e là.



Accade infine, da tutt'altra parte. In un albergo di Bormio: tre gennaio 1956.
Alla mamma dissi: vado a dargli la buonanotte. Lei mi sorrise con gli occhi tristi e spaventati.
Sospetto che pensasse: speriamo sia la volta buona. Cavolo! Nel 1956 contavo già venticinque anni! 

Ad Aldo risposi che sì: ero ancora vergine.
Dio mi fulmini se mentivo! Tale mi ritenevo perché avevo subito la penetrazione come se fosse un intervento chirurgico senza anestesia.

Le penetrazioni mentalmente subite dai fassisti e dai kmunisti si riassumevano in vaginismo di origine psicosomatica.
Lo diagnosticarono ben tre prof dopo avermi sottoposta a numerosi esami. Non esisteva terapia attendibile.
Risultato: per qualche tempo detestai il mio Commerciante di Legnami di Aosta.
Per lui invece sembrava essere accaduto un evento che lo responsabilizzava a vita. E ricominciò a vagheggiare un figlio…Diceva che dopo il parto sarei guarita.
Mi corteggiava, esibendo le più belle piume che aveva, intanto che attendeva che divenissi una donna. Curioso:dopo avermi avuta gli toccava mettersi in attesa per avermi!!
Ma è scontato che gli facesse piacere: il precedente matrimonio con l’americana doveva avergli tolto parecchie certezze.
In definitiva, all'insaputa di tutti, eravamo due traumatizzati!
Riempivamo i vuoti frequentando molta gente, una festa via l’altra. In una delle sue ville, quando la inaugurava o quando lo coglieva vaghezza di disfarsene. E negli ambienti, i più disparati. Da quelli della Roma Dorata a quelli della Roma che Bossi chiama Ladrona, a quelli della Roma degli artisti, specie i pittori e gli scultori (lui amava collezionare opere d’arte, ma anche raccogliere suggerimenti sulle ristrutturazioni delle ville). Una costante: qualsiasi fossero gli ambienti che frequentavamo, il progetto era sempre affaristico. Tranne quando a nostra richiesta ci offriva dei dopoteatro in trattoria, ai quali invitavamo intere Compagnie del Varietà, comici e soubrette, e nani e ballerine, prevalentemente dell’avanspettacolo. Che a quei tempi era qualcosa di meglio rispetto all’oggi. Obiettivo: farci stare allegre, me e la mamma.
Ci osservava e si compiaceva, ma capivo che si divertiva quanto un padre che accompagna i figlioletti alle giostre.



Invece per me quelle cene 
rappresentavano di più dello stare allegra. Quegli artisti del Varietà, i comici un po’ sognatori e un po’ "tre carte", le soubrette un po’ divinatrici e un po’ mignotte, tutti parimenti un po’ affamati, titolari di un’esistenza instabile, in quel preciso momento della mia vita mi facevano sentire nel mio elemento naturale e perciò mi liberavano da tutte le catene. Riacchiappavo me stessa dallo sprofondo, stupidissima e felice. Così funziona, signori miei: c'è chi ha le chances per costruirsi una vita, e c'è chi invece deve lasciarsi costruire. Dalla vita. Pedissequamente. I primi vanno ad inserirsi nella colonia dei bravi.
I secondi finiscono nella colonia degli artisti, e non vuol dire se non posseggono altre arti che non siano la duttilità al congegno esistenziale che li manovra e la dipendenza dall'imprevvisto. Qualsiasi essi siano, in sè non si appartengono, non sono autori di se stessi bensì soggetti, modelli o che, usati dalla creatività cosmica. Passibili di innumerevoli mutazioni. Con i bancari e con chiunque altri vivesse seduto dietro la scrivania di un ufficio con il suo ventissette del mese in tasca c'era una incompatibilità di base che ci mostrava reciprocamente strani: era l'abisso che intercorre tra il concreto e l'astratto. Non si confondano però bancari con banchieri!



Finora parlando di cinema mi sono riferita a cinematografari intesi
manufactures, tralasciando la vasta scenografia che li circondava: un’elegante corte dei miracoli animata da personaggi volanti: caratteristi, generici, figuranti speciali. Nella sostanza: attori di secondo piano. Sovente senza copione. Muti, o interpreti di battute gettategli lì dal regista e afferrate al volo come il cane l'osso.

Per alcuni anni imputai la mia resa ad un incontro con Pietro Germi. Ma oggi non me la sento di riaffermare che fu a casa sua se, da un certo punto in poi, mi stufai di tappezzare l’anticamera della Celebrità.
Non che intendessi smettere di lavorare! Quello neanche per idea!!
Non volevo finire ostaggio del mio Commerciante di Legnami di Aosta. Una volta mi fossi abbandonata corpo morto alla sua mercè probabilmente mi sarei svilita. Avevo soltanto bisogno di togliermi di dosso i sogni, che stavano irrancidendo via via che attrici più giovani di me entravano in lizza.Per alcuni anni perciò mi mischiai all
a folla eterogenea che nei film faceva numero. Compagni di lavoro che non si sapeva, neanche di loro, di dove venivano e dove andassero, mi umanizzavano, e l’appartenenza al branco fin lì sconosciuta, per contrasto, esaltava la mia individualità. Avevo trovato, finalmente, un territorio dove poter dare e prendere alla pari!
Nel branco, nudi d’ipocrisie, oltre alle mie bellisime amiche, c’erano i ragazzi gay un po’ sconvolti, alcuni sfuggiti alla derisione del paesello natio, e, le madri di famiglia, vestite con abiti presi a prestito, che intendevano arginare i debiti del marito, e le attrici teatrali di piccolo nome e senza scritture. E ...Sì, c’era chi genericava come me inseguendo un’ ipotesi di affermazione. Patetico, a mio giudizio, nei suoi tentativi di prendere confidenza con i registi e gli attori famosi: abbordabili ovunque, tranne che su un set. Specialmente nei film di produzione americana se ne incontravano di quelle della noblesse:  mezza età, cognomi scritti nella Storia, sovente vestite con abiti maleodoranti, tutte curiosità e stupori. Stucchevolmente cortesi sfoggiavano democrazia. Ma preferivano rimanere chiuse tra loro. Con chi conteneva dell’ordinario sangue rosso comunicavano solo con le "facce". Interrogative se gli ponevi una domanda. C’era anche della gente ovvia, titolare di un posto di lavoro fisso, che anticipava la "moda" degli ‘Ottanta e ‘Novanta, cioè si arruolava per arrotondare uno stipendio, complice il certificato di malattia, poi si inguattava a dormire o a giocare a carte. Ma la compensavano la matura moglie e la matura amante, entrambe abbandonate da uomini che le avevano abituate ad essere mantenute, e gli "Umberto D" immortalati da Vittorio De Sica: vittime di una pensione di vecchiaia che gl’insidiava la dignità. C’era chi con la Akthinson non riusciva a coprire l’ odore della scontata galera, e chi, invece, pulito, pulito, arrivava dallo sprofondo intenzionato a far marchette. C’erano le puttane benedette che esponevano le loro virtù soggiogandomi, e c’erano le fanciulle innocenti alle quali i tirapiedi marpioni 
raccontavano che:
Le attrici celebri sono tutte puttane.
Ai miei tempi vivevano ancora, un po’ decrepiti, gli espatriati del Bolscevismo, coi quarti di nobiltà sparsi sui lustrini degli abiti lisi. Superfiguranti speciali, di pregio. Bastava disporne un paio per dare tono aristocratico a una sequenza. Mi affascinavano perché li vedevo simili alla mamma. Anch’essi fossilizzati nei rimpianti. Però al contrario di mia madre intenti a rigenerarsi. Lei non c'era verso di convincerla.
Ne ricordo con particolare commozione uno, molto anziano, che aveva fatto scrivere nel biglietto da visita l’autopromozione: Generico Parlante. Troppo ardito qualificarsi attore, tralasciando che era controproducente perchè si dava il caso che un attore lavorasse anche un giorno solo con una paga di poco superiore alla sua, quando invece, sotto diversi travestimenti, lui lavorava tutto il film. Parlante: caso mai sul set, all’ultimo minuto, il regista si fosse trovato tra le mani quell'osso di battuta da gettargli.

Non c’erano tanti studenti e giovani disoccupati come oggi.
Su indirizzo degli anziani i giovani cercavano di gestirsi con prudenza: fare del cinema senza una motivazione artistica, guadagnando in una settimana quanto in un mese da impiegati, e con tre mesi siglati da esclusiva quanto in un anno intero li inquietava. A confronto degli stipendi ordinari il cinema pagava troppo. Abituarsi a simili entrate una volta intrapreso un lavoro normale c’era pericolo di sentirsi scontenti e di diventare degli spostati. Adesso quel pericolo non sussiste. Da quando il Cinema si è alleato con la Televisione: paghe da fame.
Oltre quello, di tabù, c’era quell'altro se così si vogliono chiamare. Quello che consigliava alle giovani popolane di lavorare nel Cinema di nascosto. Dai genitori e dai fidanzati. Per non essere disonorate.Appunto.
Cinecittà uguale luogo di perdizione.
Del Cinema in genere ne parlava male chi ne veniva rigettato: Volevano portarmi a letto! Bah!? E gli inservienti con l’obiettivo di adescare le fanciulle sprovvedute: Se vuoi fa’ der cinema ce devi da sta. Sennò come fai carriera?". Elencavano le dive che li avevano soddisfatti: prima di diventare dive naturalmente. Una sequela di menzogne. Facilmente rintracciabili per me che arrivavo da Montrappone di Valpedana, dove di bocche sporche ne avevo udite troppe. Ad ogni modo sì che ce n’erano, di ambosessi, sbarcati a Cinecittà appositamente per offrirsi in cambio della celebrità! Parecchi. A sostegno delle menzogne poteva essere che uno di questi, su mille, trovasse l'acquirente. E,
per chi scrutava malevolo, uno solo diventava pretesto del farne costume.
Non mi sentirei intellettualmente corretta se affermassi: Ho fallito perché non la davo. In realtà Non la offrivo e non me l’hanno  chiesta.
C’è chi l’ha data, e ne ha tratto il proprio tornaconto. C’è chi non l’ha data, neanche le è stata richiesta, e si è affermata ugualmente. E c’è chi l’ ha offerta a tutti ed è fallita.
Quegli aut-aut leggendari, o me la dai o scendi, che senso avrebbero avuto in un ambiente dove l’offerta superava di gran lunga la richiesta? Ridimensioniamolo a livello di circostanza riscontrabile ovunque.
Gli aspiranti attori, e le attrici naturalmente, che si affannino per arrivare velocemete al primo traguardo, saltando a pie'pari scuola e gavetta, sgominando la concorrenza, in quanto unici proprietari di se stessi si comportano come meglio credono, con tutti i rischi o benefici che ne conseguiranno. E comunque si comportino circa la propria proprietà, inevitabilmente dall’altra parte troverànno chi valuta se è il caso di avviarli ad una escalation, oppure di rigettarli alla stregua di un cattivo affare. Indipendentemente da ciò che gli avranno dato in natura.
Questo mi piaceva del nostro cinema: il senso degli affari che corrispondeva a una forma di pulizia.

Troppo facile sarebbe introdursi attraverso una semplice apertura di "porta"! Nel cinema poi, dove nessuno è fesso!?

Tuttavia ovvio che, in qualsiasi luogo di lavoro, possa accendersi una travolgente passione amorosa, oppure un’attrazione fatale verso chi sa cucinare bene le lasagne e fare le iniezioni indolori: provvidenziali quanto casuali traino sia per il laureando, sia per l’aspirante attrice, sia per la donna delle pulizie. Fin che dura...

Senza far nomi, ho visto fior di galantuomini arrestare la carriera delle loro amanti allorché il rancore si sostituiva alla passione. E non parlo di attricette sciuè-sciuè, bensi di attrici, non dico di grande talento, però già rese forti di un proprio pubblico. Se un potente le "segna" gli altri potenti non gli faranno mai il torto di riabilitarle.

In una situazione analoga sarà molto più facile riemergere per il neo-laureato e per la donna delle pulizie e per chiunque altri non agisca in uno zoo altrettanto ristretto.

Sì, torniamo a bomba fino alla noia più insostenibile: che ci faceva una come me, nel cinema?

Allora credevo di saperlo. Adesso vorrei saperlo anch’io!

Nei primi anni ci facevo pranzo e cena, osservavo e speravo stando sulle mie.

Poi che ebbi creduto di capire l’andazzo generale e i limiti personali, mi misi a fare ciò che facevano appunto i generici: pettegolezzi, risate, pernacchie ai capogruppo iperbolici, noia durante i "si gira", ed ogni sera passavo alla Cassa.

Fin verso le 23 si attendeva al telefono la "convocazione" per l’indomani. Se non arrivava, da marzo a settembre si approntavano i borsoni con il necessario da spiaggia, in inverno le tute e gli sci. Fregene e il Terminillo in un contesto viario moderatamente trafficato parevano a un tiro di shioppo!

Che oggi io inorridisca, ripensando ad un pezzo di vita, dove, invece di brigare per costruirmi un futuro, oltre tutto passavo i pomeriggi nei cinemetti, assieme alla mamma, due film e una manciata di bruscolini 100 lire, è inevitabile. Oggi. Ma allora mi era necessario restare ferma sul bagnasciuga del disimpegno.

Se il Commerciante di Legnami di Aosta lo aveva capito confermava che comunicavamo ad un livello fuori dall’ordinario.

Sì, lui era uno speciale. E perciò tra di noi il legame si protrasse nel tempo sotto forma di relazione sentimentale fondata sulla castità.

In quanto legame riesumava però la mia antica paura dell’abbandono…

Materialmente non l’ ho mai tradito, ma gli ero infedele. Mi vivicava scambiare sguardi complici con altri uomini standomene sotto la sua ala.

Se mi girava di flirtare con un altro o mi assaliva lo sfizio di fare qualche "colpetto", non trovavo la ragione di trattenermene. Così esorcizzavo.

Lui mi lasciava fare. Per esigenze fisiche mi sarà stato infedele a sua volta. M’imponevo di non indagare. Se accennava a delle mezze confessioni volpone, con l’idea di prendermi dalla parte della gelosia, glissavo.

Alternavamo separazioni a riavvicinamenti perfezionando con astuzia la nostra intesa. L’importante era sapere che c’eravamo, lui per me e io per lui. Fino al momento in cui incontrai quella sorta di "belva umana" chiamata Ugo: mia passione mistica, mio taumaturgo, mio kamasutra.

Appena arrivata dalla campagna, per farmi un soldo di esperienza avevo girato due film da "provinanda", che in busta paga equivalevano a delle "genericate"

Uno fu Verginità e l’altro Roma ore 11.

"Verginità", di Leonardo Di Mitri (1948). Protagonista la minuscola Irene Genna, che sarebbe diventata la moglie di Amedeo Nazzari, me lo rammento perché segnò il mio debutto.

Solo il contratto fu a tariffa da generica. Nella sostanza vi partecipai nelle fila delle comprimarie. Tra le quali una bella spirlungona con uno stacco di gambe da puledra, ma magra come un ronzino: si chiamava Sophia Lazzaro Scicolone.

Si teneva su la gonna con uno spillo da balia e contava di diventare famosa come interprete di fotoromanzi. Nell’assieme mi suggeriva di non passarsela meglio di me.

Preferivo farmela con chi stava un gradino più in alto. Ma la congeniale finezza dello distinguere le altrui energie mi suggeriva che la "spirlunga" emanava una speciale positività. In bolletta com’ero, e benché fossimo entrambe di poche parole, volli offrirle un caffè al bar dell’Hotel Plaza, dove si stavano svolgendo le riprese del film.

Particolare curioso: era ospite dell’hotel il Mago di Napoli, indovino che a quei tempi godeva celebrità indiscussa e indiscutibile.

Questi, mentre sorseggiavamo il caffè, chiese di vedere la mia mano: "Non mi sbagliavo", disse "Hai la mano a fiore, la vedi ?’ Come quelle degli angeli! Tu sei una fortunata".

"Fortunata, rispetto a cosa?" domandai arrossendo mentre la fronte mi s’imperlava per la vergogna.

"Rispetto alle altre ragazze come te".

"Vuol dire tutte quelle che oggi sono qui con me, oppure tutte le ragazze del mondo?": glielo chiesi parlandogli all’orecchio perché mi dispiaceva che le altre udissero. Ma lui non capì e mi rispose a voce alta: "Si. Sei la più fortunata di tutte queste". E mi abbracciò con tenerezza.

Le altre ragazze non se l’ebbero a male, anzi. Mi si strinsero intorno, affettuose e festose, come vedo fare sul video le sconfitte di Miss Italia attorno alla vincitrice. Anche Sophia applaudì!

Poi negli anni a venire il direttore di produzione, Millozza, non mancherà occasione per stuzzicarmi bonariamente: dopo avere debuttato insieme con la Loren, mi ero arenata, "Perché??".

Perché Sofia di li a poco fiorì come una rosa rarissima (quello stesso anno vincerà già dei ruoli da protagonista in un paio di filmetti). Il suo volto, continuamente propostoci sulle copertine dei settimanali popolari via via ci appariva sempre di più smussato nei difetti ed evidenziato dalla personalità.

Perché Sofia aveva una madre, la mitica Donna Romilda, che possedeva le migliori caratteristiche del manager.

Perché Sofia puntò su Carlo Ponti con grande determinazione, in sintonia con Carlo Ponti cui non sfuggiva che la bella creatura sarebbe stato il suo migliore investimento, e non soltanto sentimentale. Come del resto lo era stato, il migliore investimento, Silvana Mangano per il socio di Ponti, Dino De Laurentiis.

Perché Sofia, così riservata, perfino un po’ selvatica a riflettori spenti, sul set sfoderava una spina dorsale d’acciaio!

E forse anche perché un buon fato l’aveva adottata, e il Mago di Napoli l’aveva afferrato. Sbagliando nell’individuarlo in me, che stavo a contatto di gomito con lei!

Caro Millozza, Sofia non era il mio problema!

Caso mai, un problema per me avrebbero potuto esserlo i Carlo Ponti: non avrei avuto niente da dirgli!


 






































































































































































 


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permalink | inviato da il 19/2/2007 alle 12:19 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
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